fbpx

The Flashtones live all’Arci Bellezza 1 Novembre 2026: Live Report

Ci sono band che sembrano avere stretto un patto con il tempo. I calendari cambiano, le mode passano, le generazioni si avvicendano, ma loro continuano imperterrite a fare quello che sanno fare meglio: suonare rock’n’roll. I Fleshtones appartengono senza dubbio a questa categoria. E la palestra Visconti dell’Arci Bellezza, ieri sera, si è trasformata nel luogo ideale per celebrare l’ultima data del loro tour. Una chiusura in grande stile, con Peter Zaremba e soci in forma smagliante, pronti a dimostrare che la carta d’identità conta decisamente meno di una chitarra elettrica collegata a un amplificatore e di una sana voglia di fare casino.

Fin dalle prime battute si capisce che non sarà una serata di ordinaria amministrazione. I Fleshtones non sono una band che sale sul palco per timbrare il cartellino: sono una macchina da rock’n’roll che funziona secondo regole tutte sue, alimentata da garage, rhythm’n’blues, surf, beat e da quella miscela esplosiva che da decenni costituisce la loro inconfondibile ricetta. Zaremba, con il suo carisma istrionico e la consueta presenza scenica, è il perfetto catalizzatore di un gruppo che non conosce pause di riflessione.

La scaletta è un viaggio dentro il loro universo sonoro, tra brani originali, omaggi e incursioni nel repertorio di altre formazioni che hanno contribuito a costruire la mitologia del garage rock. Si parte con How Do You Know, cover dei Lyres, una scelta che mette subito in chiaro le coordinate della serata. Poi arrivano I’ve Gotta Change My Life e Child of the Moon, seguite da Dick Tracy e It’s Getting Late. Il ritmo non concede tregua e la palestra Visconti diventa progressivamente una piccola centrale elettrica.

Con You Say You Don’t Mind It e I Surrender il concerto continua a macinare energia, mentre Remember the Ramones è un omaggio esplicito a una delle grandi famiglie del punk-rock. Non poteva mancare, del resto, un riferimento ai quattro di Forest Hills: 53rd & 3rd, cover dei Ramones, porta sul palco un altro frammento di quella storia musicale che i Fleshtones hanno sempre frequentato con passione e naturalezza.

La sequenza prosegue con Manpower, Soulshake e Alright, tre titoli che fotografano perfettamente la filosofia della band: niente fronzoli, niente pose, soltanto musica suonata con convinzione, divertimento e una dose abbondante di attitudine. E quando arriva Screaming Skull, si ha la sensazione che il concerto abbia raggiunto quella dimensione speciale in cui palco e pubblico finiscono per condividere lo stesso battito.

La cosa sorprendente, ancora una volta, è la freschezza con cui i Fleshtones affrontano il repertorio. Non c’è aria di celebrazione nostalgica, né il desiderio di trasformare il concerto in una cartolina ingiallita di un’epoca che fu. Al contrario, tutto suona vivo, presente, urgente. È questo il loro segreto: non limitarsi a riproporre un suono, ma continuare ad abitarlo, reinventarlo e soprattutto divertirsi a suonarlo.

L’Arci Bellezza, con la sua atmosfera informale e la palestra Visconti che conserva un fascino lontano dalle freddezze dei grandi contenitori per concerti, offre lo scenario perfetto. Qui il rock’n’roll torna alla sua dimensione più autentica: vicinanza, sudore, amplificatori, gente che si ritrova per condividere una passione. Nessuna distanza da mantenere, nessuna liturgia da rispettare.

E così, arrivati all’ultima data del tour, i Fleshtones salutano Milano lasciando sul campo una bella dose di adrenalina. Peter Zaremba e soci sono in forma smagliante, affiatati e trascinanti, con quella capacità quasi miracolosa di far sembrare ogni concerto una festa irripetibile.

La lezione della serata è semplice, ma tutt’altro che banale: il rock’n’roll non ha bisogno di aggiornamenti, certificazioni o revival. Ha bisogno di band che ci credano davvero. E i Fleshtones, ieri sera alla palestra Visconti, hanno dimostrato di crederci ancora, eccome.

Perché certe passioni non invecchiano. Al massimo alzano il volume.

 

Foto  di Giorgia Maria Guido (Ig. @attiminscatto)