Ci sono realtà musicali alle quali siamo particolarmente affezionati. Realtà che ti stringono in un abbraccio e che al tempo stesso si lasciano cingere e pervadere. Sono quelle che prolificano nel sottobosco, magari si affacciano in superficie, ci buttano l’occhio, ma preferiscono restare aggrappate al suolo per aumentarne la fertilità. È il caso di Waddafuzz Records e della neonata Moquette Booking, la squadra interna all’etichetta che si occupa di gestire l’attività live degli artisti. Dietro a entrambi i progetti ci sono oggi tante persone, tante storie di amicizia e condivisione. Ma una figura, in particolare, fa da cardine e catalizzatore in una storia ormai ultra decennale. Si chiama Gianluca Vulpio, e sicuramente, se bazzicate per concerti tra Milano, Como e Bergamo, lo avete incrociato almeno una volta. È lui a parlarci delle origini della label e delle band che l’hanno animata nel tempo.

Gianluca Vulpio
Tutto ha avuto inizio con un’altra etichetta, la Tubular Records, un’esperienza oggi abbandonata. «Con la Tubular pubblicammo una decina di dischi – racconta Gianluca – tra i quali Flav T. Mastrangelo (ex batterista dei fantastici Labradors), Push Button Gently, Lactis Fever e The Disciplines, una band norvegese capitanata dal chitarrista americano Ken Stringfellow, che in passato ha suonato con R.E.M., The Posies e Lagwagon. Organizzammo anche un po’ di date di Ken in Italia e lo portammo a registrare in studio. Il risultato fu una canzone data in licenza gratuita per un anno. Mai fatta uscire».
Nell’ormai lontano 2012, dalle ceneri della Tubular Records nacque una nuova etichetta, la Moquette Records. Prosegue Gianluca: «Un giorno chiesi a Giorgia, la ragazza con cui stavo all’epoca: “Se l’etichetta fosse un tessuto, che cosa sarebbe?”. Così nacque il nome Moquette. All’inizio eravamo soltanto io, Nik e Natale dei Push Button Gently e Giorgia, appunto. Lei fu una figura fondamentale: creò il logo, la maggior parte delle grafiche dei dischi e le locandine dei concerti. Anche se a un certo punto è uscita dall’etichetta, ha continuato ad avere un ruolo determinante per tante grafiche successive».
Il primo disco uscito per Moquette è stato “Frederic – Between The Dark and The Light Side”, il debutto di Freddy dei The Leeches, con il quale Gianluca condivide anche un’altra band, i Panamas. Da quel momento Moquette inizia a macinare, affermandosi nel panorama underground. «Sono usciti una quarantina di dischi – spiega Gianluca – Tra le varie band vorrei ricordare i Push Button Gently (che si ostinano ad uscire con noi), i Lowinsky, The Nuv, Tum, The Full Treble, Fernadhell, Mach Shau, Alberto Motta, Kama, Liverpool, Alligator Park, BookHouse Boys, Ed e Clover».
Ma Moquette non significa soltanto dischi. Negli anni è stato pubblicato anche un libro, “El Viaje” di Andrea Caristo dei Nuv, e nel 2027 uscirà un documentario sulla scena musicale attorno al lago di Como dal titolo “Lick my lake”, con il regista Sebastiano Bordoli. Non solo. «In collaborazione con Valeria Sgarella, scrittrice e giornalista, organizzammo anche un incontro con Bruce Pavitt della Sub Pop. Per me fu un pò un sogno che diventa realtà. Mangiare risotto e ossobuco sui Navigli con uno dei tuoi idoli non ha prezzo. A parte il conto del ristorante».

La locandina dell’incontro con Bruce Pavitt.
Nel 2023 si è aggiunto un nuovo progetto: la Waddafuzz Records. «La mia idea era quella di chiamarla What the Fuzz – precisa Gianluca – ma Giorgia, nel realizzare il logo, lo ha abbreviato in questo modo. Penso seriamente che senza le sue grafiche non sarebbe la stessa cosa». Ma perché una seconda label? «Un pò per provare a fare altro, un pò per provare a dividere le uscite in italiano (Moquette) e in inglese (Waddafuzz). Chiaramente un’idea assolutamente confusa. Giusto per capirci, la prima uscita della nuova etichetta è stata “KINTSUKUROI” degli Human Colonies, mentre la seconda è stata “BASTOGNE” di Enrico Brizzi (insieme ad altre etichette, DES, To Lose La Track e Gasterecords). Album chiaramente in italiano!».
Nel frattempo per Waddafuzz Records sono uscite molte altre band: Swanseas, Bear of Bombay, October, Lowinsky, Golden Eggs, gli Orange di Francesco Mandelli, Loneriver, The Post Seasons, Gasco e una compilation tributo ai The Replacements. Nel 2024 entra in Waddafuzz Carlo Pinchetti dei Lowinsky («più che un amico, un fratello, una persona fondamentale che ha fatto crescere il progetto»), mentre alla fine del 2025 si è aggiunto Simone Ferrari dei Jules Not Jude.
L’ultima rivoluzione risale allo scorso gennaio, quando Moquette si trasforma nel booking legato all’etichetta, una nuova realtà dedicata al circuito indipendente. Con forti differenze rispetto a un booking tradizionale o più legato al mainstream. «Siamo musicisti, organizzatori e appassionati che hanno deciso di mettere in comune esperienze, contatti e competenze per costruire tour sostenibili e creare connessioni autentiche con venue e realtà locali. Il nostro approccio è collaborativo, non gerarchico. Conosciamo le difficoltà di chi parte dal basso e ci spingiamo oltre la semplice intermediazione».
Una sfida complessa, certo, ma anche un manifesto di indipendenza. C’è chi si arrende e si adegua, e chi invece combatte per difendere un ideale che al giorno d’oggi appare sempre più sbiadito. «Crediamo nell’indipendenza come scelta, non come etichetta di genere». Un concetto che purtroppo sfugge ai più. Non questo a gruppo di convinti oppositori.
Paolo
Ps. Il 2 maggio scorso all’Arci Bellezza di Milano si è tenuto il Waddaflux Fest, serata che ha consolidato la collaborazione tra la Waddafuzz Records e In A State Of Flux, la rassegna itinerante che negli ultimi anni ha contribuito alla nascita di una nuova scena shoegaze e indie-rock in Italia. In questa occasione hanno suonato quattro band targate Waddafuzz: Human Colonies, October, Lowinsky e Golden Eggs.
Qui sotto alcuni scatti della serata realizzati da Anna Lisa Pinchetti:

October

Lowinsky

Human Colonies

Golden Eggs

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
