
Non ci stancheremo mai di ribadire quanto sia stato importante il ruolo dei Notwist nel passaggio dall’indie-rock tradizionale, quello ancorato alle chitarre per intenderci, all’ibrido indietronico che ha caratterizzato i primi Duemila, poi sublimato nelle pietre miliari sfornate dai Radiohead. L’origine tedesca, d’altronde, porta con sé un bagaglio di musica cosmica, in cui Kraftwerk, Neu! e Can, tanto per citarne tre, non si possono affatto ignorare.
Il capolavoro “Neon Golden” e i successivi tre album viaggiavano più o meno tutti in questa direzione, compreso l’ottimo “Vertigo Days” del 2021. Il ritorno, cinque anni dopo, con questo “News From Planet Zombie” (Morr Music), mostra invece una piccola variazione sul tema, nel segno della semplicità. Meno elettronica, più melodia, per un disco che arriva dritto al cuore fin dal primissimo ascolto.
A dispetto dell’apparente minimalismo, però, basta dare un’occhiata ai crediti per scoprire che l’album è in realtà frutto di un lavoro collettivo, che ha visto l’intera band registrare insieme nella sua formazione live allargata. Se includiamo anche gli ospiti, parliamo di ben undici musicisti messi al servizio di un sound pulito, mai ampolloso nel risultato, ma ricco di sfumature (trombone, clarinetto e l’arpa giapponese taishōgoto fanno capolino qua e là). Come dire: per fare apparire semplici le cose, è necessaria un’elaborazione complessa.
Il disco si apre con Teeth, una maestosa ballata dall’atmosfera spettrale che si distende nel chorus cantato da Enid Valu, artista americana di stanza a Monaco di Baviera. È la prima tappa di una tracklist che alterna sapientamente composizioni dai toni pacati ad altre più “dritte” e incalzanti. La successiva X-Ray, primo singolo uscito qualche mese fa, spezza infatti i freni inibitori e si lancia a caccia di un indie-pop super accattivante, sulla falsariga dell’indimenticata Kong di “Close to the Glass”.
Lo stesso vale per The Turning, un altro splendido esempio di cavalcata morbida, che strizza l’occhio agli esordi punk, ma soprattutto ai ritmi motorik in quattro quarti degli antenati kraut di cui sopra. Sul fronte dilatato, invece, si segnala Snow, forse il brano più toccante dell’opera: “I shook my tears into the ceiling and they all come back as snow”, canta Markus Acher con la sua tipica voce fragile, spezzata, bellissima. Roba che ormai ha fatto scuola.
Quanto al contenuto, “News from Planet Zombie”, lo dice anche il titolo, è un ritratto ansiogeno (ma sarcastico) dell’attuale stallo geopolitico. Un mondo pazzo e orrorifico, che Markus Acher paragona ai B-movie di una volta: brutti, irreali, ma non per questo poco angoscianti. Esistono però delle vie d’uscita, delle fonti di conforto alle quali conviene aggrapparsi con le unghie e con i denti. Le canzoni stesse di questo disco sono per noi motivo di speranza.
Anche le due cover, alle quali i Notwist, per la verità, non ci avevano mai abituati, suonano come un regalo gradito, una mano pronta ad accarezzarti in un momento difficile. Red Sun di Neil Young e How the Story Ends dei Lovers, trio folk-pop di Athens, Georgia, si amalgano alla perfezione nella tracklist, quasi confondendosi nel vortice di emozioni suscitato dall’album.
Tutto bene, dunque. Anzi, benissimo. Perché l’idea che i Notwist, a ben 37 anni dalla loro fondazione, siano ancora oggi in grado di interpretare la modernità in questo modo e restituire un quadro sonoro così prezioso, ci dona uno scampolo di serenità.
Paolo

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
