A cura di Sara Bernasconi
I Vintage Violence hanno ventiquattro anni di attività alle spalle, un pubblico fedele ed eterogeneo e una convinzione rimasta immutata nel tempo: la musica continua a vivere soprattutto attraverso i live.
Il loro ultimo lavoro, “A sentimento”, raccoglie cinque brani usciti negli ultimi anni e diventa il punto di partenza per un nuovo tour, all’insegna proprio di quanto evocato dal titolo: meno programmazione rigida, più fiducia nell’istinto e nelle occasioni che si presentano lungo la strada.
Abbiamo raggiunto la band – Nicolò Caldirola, Rocco Arienti, Roberto Galli e Beniamino Cefalù – proprio durante una delle loro trasferte per la nuova leg del tour e abbiamo chiacchierato di indipendenza, memoria, provincia, musica dal vivo e di cosa significhi continuare a fare musica insieme dopo quasi un quarto di secolo, senza smettere di guardare avanti.

Partirei proprio dal titolo. “A sentimento” sembra descrivere non solo il disco, ma anche il vostro approccio al tour e forse alla musica stessa. Nasce tutto dalla stessa esigenza?
Vintage Violence: In parte sì. Il titolo non riguarda solo la musica, ma anche un modo più generale di vivere le cose: fidarsi anche di una componente emotiva, affettiva e relazionale. In realtà questo percorso arriva da più lontano: il disco precedente, “Mono”, è uscito nel 2021 e dopo averlo portato in giro per un paio d’anni abbiamo iniziato a scrivere materiale nuovo. In questo EP abbiamo raccolto canzoni nate tra il 2024 e il 2025 che, pur essendo uscite come singoli, condividevano una direzione stilistica comune. A un certo punto ci siamo chiesti: invece di continuare a pubblicare un brano alla volta, perché non costruire qualcosa di più organico? Così è nato “A sentimento”: un progetto con una sua identità, una copertina, un vinile, delle magliette dedicate, insomma, un oggetto che va oltre la raccolta di canzoni.
In un’epoca in cui tutto sembra dover essere pianificato e misurato, è interessante sentirvi parlare di un approccio più spontaneo…
Vintage Violence: Un minimo di pianificazione serve sempre, ma magari la immaginiamo su un orizzonte di un anno o un anno e mezzo, non di tre o quattro. Diciamo che alla base di tutto questo c’è anche il desiderio di non fare necessariamente tutto ciò che oggi il mercato musicale ti suggerisce di fare: per esempio, noi continuiamo a stampare dischi, certo, ne vendiamo meno rispetto a vent’anni fa, ma li vendiamo ancora, così come i vinili. Ai merch di oggi le magliette sono sicuramente quello che funziona meglio, ma noi vediamo con piacere che l’oggetto fisico mantiene un significato importante per chi ci segue.
Uno dei brani centrali del disco è Guaribili ottimisti. Chi sono oggi?
Vintage Violence (Rocco Arienti, autore dei testi): In realtà non avevo in mente una categoria precisa quando ho scritto il testo: quel “noi” presente nel brano può avere diversi significati, può essere una generazione, può essere una coppia, può essere una band. Di recente qualcuno mi ha fatto notare che potrebbe anche riferirsi a noi quattro, e credo abbia ragione: domenica festeggeremo ventiquattro anni di concerti insieme, è inevitabile che, quando scrivo, lo faccia anche per loro oltre che per me stesso. Siamo cresciuti nello stesso ambiente, con le stesse esperienze formative, è come essere piante cresciute nello stesso vaso, decisamente condividiamo radici e linfa.
Restando sul tema generazionale, Pora stella sembra parlare molto ai millennial. E qui tocchiamo un tema di cui si parla spesso: che rapporto avete con la nostalgia?
Vintage Violence: In realtà non ci consideriamo una band nostalgica, né dal punto di vista musicale né da quello personale. Il fatto di suonare insieme da oltre vent’anni non diventa nostalgia, è semplicemente un dato di fatto ed è diventato la nostra spina dorsale; ben poche band ci sono riuscite, anzi, ne abbiamo viste tante fermarsi, soprattutto dopo il Covid. Certo, è una posizione particolare, perché abbiamo attraversato un mondo completamente diverso da quello attuale, un’epoca senza social, senza streaming, senza le dinamiche promozionali di oggi: chi comincia a suonare adesso spesso lo dà per scontato, mentre noi ricordiamo bene cosa c’era prima. Più che nostalgia, quindi, è una sorta di equilibrio tra memoria e presente, che alla fine è quello che ci ha aiutato a rimanere uniti e perseveranti nel tempo. Inoltre, oggi quasi tutti noi abbiamo figli, e questo inevitabilmente ci influenza, perché sono loro che ci fanno guardare sì al nostro passato, ma ci riportano continuamente al presente e ci fanno guardare avanti: in Pora Stella ne citiamo alcuni, cerchiamo di coinvolgerli in quello che facciamo, ognuno a modo suo, da chi ci aiuta al banchetto del merchandising a chi conosce tutte le canzoni a memoria.

Nel tour avete riportato in scaletta brani come Paura dell’Islam e Comunione e Liberazione. Che effetto fa suonare oggi canzoni nate più di dieci anni fa e accorgersi che sono ancora attuali?
Vintage Violence: Fa un certo effetto, perché quei temi ci sembravano già urgenti e problematici allora, ma oggi, da molti punti di vista, ci sembrano persino peggiorati. Molti dei temi che affrontavamo allora sono ancora presenti nelle discussioni quotidiane dei nostri territori: il modo in cui guardiamo all’altro, la paura del diverso, la tendenza a trasformare intere categorie di persone in un problema sociale… da questo punto di vista, pezzi come Paura dell’Islam o Comunione e Liberazione continuano a sembrarci attuali, potremmo quasi scriverne una seconda parte, ancora più critica e incisiva, perché non abbiamo l’impressione che i problemi affrontati in quei brani siano stati risolti, anzi.
Naturalmente è il nostro punto di vista, ma non crediamo che la realtà sia migliorata sotto molti aspetti: a volte ci viene detto che il nostro linguaggio è troppo diretto o troppo duro, ma noi non siamo d’accordo, anzi, volendo potremmo essere molto più espliciti, quello che raccontiamo nasce semplicemente dall’osservazione della realtà che ci circonda.
Questa estate condividerete il palco con band come The Zen Circus, I Cani, Sick Tamburo. Esiste ancora una scena indipendente italiana?
Vintage Violence: Ci piace pensare di sì. Parliamo di band che, come noi, hanno attraversato cambiamenti enormi – le trasformazioni del mercato discografico, il Covid, l’evoluzione del modo di consumare musica – e in qualche modo siamo tutti riusciti a resistere. Oggi, soprattutto a certi livelli, è molto più frequente vedere artisti solisti accompagnati da musicisti straordinari, ma noi continuiamo ad amare il concetto di band, c’è qualcosa di speciale nel costruire un percorso condiviso nel tempo: quando guardiamo a realtà come Zen Circus, Ministri o Punkreas, vediamo gruppi che sono riusciti a mantenere questa dimensione collettiva e a portare ancora tante persone ai concerti, continuando nel frattempo a pubblicare nuova musica. Allo stesso tempo, però, siamo convinti che esistano moltissime nuove realtà che semplicemente non riusciamo a vedere, un po’ come quelle specie animali di cui ignoriamo l’esistenza: sappiamo che ci sono, ma non emergono facilmente. Pensiamo che per le nuove band oggi sia più difficile avere occasioni per suonare dal vivo rispetto a quando abbiamo iniziato noi.
E il vostro pubblico sembra continuare a rinnovarsi…
Vintage Violence: È una delle cose che ci colpiscono di più, perché ai nostri concerti trovi ragazzi minorenni e persone in pensione, e probabilmente dipende da una scelta che per noi è sempre stata fondamentale: suonare il più possibile. Questo per noi è anche il motivo della longevità di certe band e quando abbiamo visto il tour nelle province organizzato dai Ministri, per esempio, ci è sembrata un’idea bellissima: andare anche nei posti più piccoli, incontrare le persone, conoscere i gestori dei locali, i promoter, il pubblico. Certo, magari non farai il sold out in una grande città e ti ritrovi davanti cinquanta o cento persone, ma quel tipo di esperienza costruisce qualcosa che i numeri o un play casuale su una piattaforma non raccontano, perché si crea un rapporto diretto con chi ti ascolta. Spesso poi è proprio da quei contatti che nascono nuove opportunità: per esempio, a noi è capitato più volte di essere invitati a festival estivi perché qualcuno ci aveva visti mesi prima in un piccolo locale, è una rete di relazioni che si costruisce nel tempo e che per noi resta il cuore dell’esperienza live e del fare musica.
Tour estivo:
26 GIUGNO FONTANELICE (BO) @ FIUME DIVINO
27 GIUGNO LAINATE (MI) @ FESTIVAL PARTIZTIKA
2 LUGLIO MONTE MARENZO (LC) @ SAN PAOL IN FEST
4 LUGLIO ALLERONA (TR) @ FESTA ALLEGRONA+ Sick Tamburo
18 LUGLIO AREZZO @ MENGO FESTIVAL
21 LUGLIO TREVISO @ SUONI DI MARCA + Zen Circus
24 LUGLIO DESIO @ PARCO TITTONI
2 AGOSTO CASSINE (AL) @ INDIEPENDENZA FESTIVAL NUOVA DATA

Santeria (Milano)
