Non facile mettere d’accordo i nostalgici del jangle-pop inglese di fine anni 80 (Orange Juice) e i fan odierni di MGMT ripuliti delle chincaglierie elettroniche. Ci provano e ci riescono questi tre ragazzi del sud d’Inghilterra con un nuovo singolo targato Flyte a tre anni dall’album d’esordio The Loved Ones.
Si chiama Easy Tiger (ascoltabile sotto) registrata in pochi giorni a Los Angeles con il produttore Justin Raisen (Angel Olsen, Ariel Pink) e Ali Chant (Aldous Harding), un brano che ha subito catturato l’attenzione di Mark Jenkin, il regista britannico vincitore dei BAFTA 2020, la cui cifra stilistica rappresentava la soluzione perfetta per il video del brano, in linea anche con le restrizioni a causa dell’emergenza COVID-19.
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Il brano nasce lo scorso anno da una nota vocale del cantante Will Taylor, reduce da una dolorosa separazione, una sorta di campanello d’allarme ad ‘allacciarsi le cinture e prepararsi a un periodo davvero di merda’ come la definisce lo stesso Tyler. Quando ho scritto ‘Easy Tiger’ stavo esorcizzando la vergogna, il crepacuore, la gelosia; emozioni impossibili da elaborare, mi sono quasi pentito di averlo scritto. C’è un’oscurità e un’intimità emotiva nel lavoro di Mark che si adattava perfettamente alla canzone. Sarebbe stato difficile fidarsi di chiunque altro.’, così Will.

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
