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Iceage – For Love of Grace & the Hereafter: Recensione

Dopo il trittico iniziale, prettamente post-punk, composto da “New Brigade” (2011), “You’re Nothing” (2013) e “Plowing Into the Field of Love” (2014), questo “For Love of Grace & the Hereafter” conclude la seconda e più matura trilogia degli Iceage iniziata ormai 8 anni fa e interamente recensita anche qui su indie-zone (“Beyondless”“Beyondless” e “Seek Shelter” le due opere precedenti). La band svedese di Elias Bender Rønnenfelt, autore anche di un ottimo esordio solista lo scorso anno, torna in veste un poco meno luciferina del solito, ma sempre scioccante nella sua energia “stonata” e ammaliante, più che mai debitrice del punk britannico e delle sue derive maggiormente melodiche (Pete Doherty e Carl Barat si confermano sicuramente come punti di riferimento).

L’apripista Ember porta subito l’ascoltatore ad alzarsi dalla sedia e dimenarsi per poi lasciarsi andare nel ritornello liberatorio «I love you in an ominous way / Are you willing to pay? / Are you willing to break / With all that’s laying before you? / Before you’re swept and breathless in the dirty ground», che sembra confezionato apposta per essere cantato a squarciagola nei futuri concerti (segnatevelo: i ragazzi passeranno da Milano il 5 febbraio 2027 all’Arci Bellezza). Altrettanto ballabile / sballosa la seguente Match Head Girl, che sa di Bloc Party sotto alcol, sempre sul punto di cadere.

La palma per il miglior brano del lotto se la aggiudica The Weak, con i suoi innesti di flauto dolce suonato come l’avrebbe fatto una classe di alunni discoli delle medie. No Fear, Tender Blades e True Blue tengono alta la bandiera della ballad da strada, Salve For Every Sore è un’atipica ma riuscitissima marcetta da cowboy (o vichinghi?) in uscita libera, la teatralità di mother-of-pearl fa venire in mente il mai troppo citato Richard Hell. Doveroso citare 1835 e il suo irresistibile riff chitarristico ispirato al compianto Patrick Walden (Babyshambles). Curiosa la psichedelia sui generis di Star, un pugno allo stomaco la doppietta formata da Lifetime e Holy Water. Una band fantastica al suo ennesimo disco fantastico.

Andrea Manenti