Milano, 22 ottobre 2024

Una tappa italiana di Annie Clark è sempre un’occasione ghiottissima da segnare sul calendario. Il 22 ottobre, poche ore dopo una memorabile performance al Museo del Prado, il suo All Born Screaming Tour ha raggiunto il Fabrique di Milano, e noi non potevamo mancare.

In apertura l’artista inglese Anna B. Savage ci ha fatto pregustare il suo nuovo album “You And I Are Earth”, in uscita a gennaio 2025. Una voce da non perdere, che integra abilmente melodie intimiste a ritmi sperimentali in un folk-elettronico dalla ricetta variopinta. Avremo modo di riascoltarla a breve, dal momento che ha appena annunciato tre date italiane, Roma e Parma a novembre, e Milano ad aprile 2025.

Qualche minuto dopo le 21:30 è il momento di St. Vincent. Insieme a lei sul palco il fenomenale Mark Giuliana (ultimo batterista di Bowie), Rachel Eckroth alle tastiere, Jason Falkner alla chitarra e la new entry della formazione, Charlotte Kemp Muh ai bassi. La scenografia è abbastanza spoglia, solo un fiore che spunta dal fondale. Annie è nei suoi panni da diva, total black, le gambe traspaiono dalle sue calze iconiche.

Su un palco così essenziale la sua esibizione risalta ogni minuto che passa. Il concerto si apre con Reckless e poi infila subito Fear The Future e Los Ageless, due pezzoni da “Masseduction” del 2017. St. Vincent fa il suo pop-rock-show, e lo fa mostruosamente bene. È potente, brillante, emotiva, erotica e divertente, in continuo movimento, con o senza chitarra; passeggia per il palco, interagisce con Falkner ed Eckroth, accenna qualche nota dai loro strumenti, si struscia in una danza afrodisiaca su Charlotte e sul suo basso.

Il pubblico che affolla il Fabrique è in visibilio, accoglie ogni brano con sonori applausi, cori, grida. In questo forse sta la magia del live di St. Vincent, la sua performance così seducente riesce a coinvolgere la sala in ogni momento, pur non attingendo a un ricco catalogo di ritornelli da hit. Le sue canzoni del resto sono perfette così, la voce è di una qualità inequivocabile, l’interpretazione è energica o spregiudicata o drammatica, ma sempre nella giusta misura.

La setlist attinge quasi prevalentemente dal catologo più recente di Clark, che suona tutte le tracce dell’ultimo “All Born Screaming”, talvolta con qualche arrangiamento più intimo come nel caso di Violent Times. Su New York la diva si regala al suo pubblico e cavalca l’onda con un lungo crowdsurfing, senza mai smettere di cantare. Dopo l’esecuzione magistrale della title track del suo novo LP, Annie si congeda per qualche minuto, poi rientra insieme a Rachel Eckroth per un bis breve ma intenso.

“Take care of each other. We’re all we’ve got”, dice senza girarci troppo intorno, prima di regalarci una versione Rhodes e voce di Someone Like Me da brividi. Il finale perfetto di un concerto che, come ci aspettavamo, condensa in una ventina di tracce tutti i trasformismi sonori che St. Vincent ha collezionato nel suo percorso, in un’ora e mezza di musica suonata, nuda, cruda e meravigliosa.

Mattia Sofo