Non tutte le reunion vengono per nuocere. Prova ne sia il mastodontico tour basato sui loro grandi successi che gli Smashing Pumpkins hanno portato in giro per il mondo concludendolo recentemente proprio in Italia a Bologna. Migliaia di fan hanno infatti potuto godere di uno show completamente imperniato su quelli che per tanti sono stati veri e propri pezzi di vita. Gli Smashing Pumpkins hanno saputo leggere nei cuori di una generazione, quella che era giovane negli anni Novanta, e, forse per l’ultima volta, hanno voluto celebrarla trionfalmente.

Ad ogni buona reunion, però, si accompagna sempre un disco di inediti, e anche in questo caso la tradizione è stata rispettata. Questo “Shiny and Oh So Bright, Vol.1”, primo album di quella che si prospetta essere una trilogia, è un gradito ritorno. Ma è un ritorno soprattutto della grande vena compositiva pop e hard rock del deus ex machina Billy Corgan, più che del noise della chitarra di James Iha o del metronomo perfetto e potente di Jimmy Chamberlin (come è risaputo la bassista D’arcy Wretzky non fa più parte della compagine).

Billy, infatti, sembra essere tornato almeno parzialmente ai vecchi fasti del suo songwriting. Già lo scorso anno ne aveva dato una prova con il suo secondo album da solista, “Ogilala”, ingiustamente passato quasi inosservato. In questa ultima fatica, accompagnato dai suoi vecchi compagni, rilegge le atmosfere brillanti e malinconiche del capolavoro “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, a più di due decenni di distanza. “Shiny and Oh So Bright” non riesce ovviamente a detroneggiare il glorioso passato, ma sicuramente si dimostra un buon album: completo, maturo, emozionante. Senza se e senza ma il miglior lavoro di Corgan dal 2000, anno della rottura della sua creatura.

A risultare vincente è anche la scelta, in controtendenza rispetto alle abitudini della rockstar di Chicago, di una tracklist di appena otto brani per una mezz’ora circa di durata. L’ascoltatore in questo modo riesce a entrare in sintonia con il mondo dei Pumpkins, senza il rischio di incorrere nella stanchezza causata da un bombardamento più lungo di pop barocco e grezzo in contemporanea.

L’incedere marziale di Solara (uno dei migliori brani usciti dalla penna di Corgan da tempi immemorabili), il pop nostalgico di Silvery Sometimes (Ghosts) e la melodia per archi e pianoforte di Knights of Malta, i primi tre singoli, abbiamo già imparato ad apprezzarli. Travels e With Sympathy sono ancora pop, quello bello, quello che solo Corgan può produrre. Alienation è dark e trionfale, Marchin’ On la scheggia impazzita hard, Seek and You Shall Destroy la degna conclusione di un album che non farà storia, ma certamente la gioia di tanti.

Andrea Manenti