Arrivato dieci anni dopo The Joshua Tree che li aveva consacrati a livello mondiale, Pop è l’album della maturità per gli U2 e nel 2017 compie vent’anni. Se però il primo gli aveva regalato una fama spropositata, Pop minacciava di far perdere quell’equilibrio sottile.
Al momento della realizzazione del loro nono album i quattro irlandesi hanno maturità a livello artistico e non solo, ormai uomini con matrimoni alle spalle, più sfacciati e irriverenti che mai. La loro reinvenzione musicale parte da un suono elettronico, ai quali spesso questo disco è stato ridotto. Si tratta di una moltitudine di suoni nuovi che si fondono insieme. L’inserimento di sintetizzatori, campionamenti e remix è stata in parte una scelta condizionata dall’assenza forzata del batterista Larry Mullen, ricoverato in quel periodo per un intervento alla schiena. Lo stesso Adam Clayton, produttore del gruppo, si trovò perplesso in merito alla strada intrapresa da Bono e The Edge, più che mai convinti che si dovessero lasciare alle spalle i lavori di Achtung Baby (1991) e Zooropa (1993).
Non potevano che confezionare un tour spettacolare, il più costoso per l’epoca, con una scenografia imponente mai vista prima, che ricordava moltissimo il mondo di McDonald’s: il PopMart aveva megaschermi incredibili, pieno zeppo di effetti speciali e, per non farsi mancare proprio nulla, gli U2 avevano voluto persino un limone gigante sopra il palco.
Pop è un ritratto dell’animo umano, con tutte le sue contraddizioni, a partire da Bono. In Mofo affronta per la prima volta il rapporto con la madre Iris, mostrandosi per un figlio tormentato dai dubbi, disorientato dal mondo in cui si trovava a vivere. Non solo, l’album rappresenta una critica alla società del consumismo degli anni ’90, che ha fatto perdere di vista la spiritualità (If God Will Send His Angels), Bono contro tutti, contro la Chiesa, la politica, le discoteche.
Pop non può che aver lasciato una profonda cicatrice addosso agli U2, che per i tour successivi hanno deciso di toglierne i brani dalle scalette o riducendolo a dei ritagli. La delusione generale nei confronti di questo disco, a cui si aggiungevano pochi guadagni e i costi spropositati del PopMart, fecero sì che il gruppo rivedesse daccapo il proprio lavoro, convincendosi, forse, di essersi spinti troppo oltre i limiti con questo disco che non hanno mai realmente rivalutato.

Buon ri-ascolto

A cura di Caterina Gritti