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Gruff Rhys – Seeking New Gods: Recensione

È l’ottavo disco solista per il signor Gruff Rhys, leggendario fondatore della rock band di culto Super Furry Animals, forse ad oggi la band gallese più famosa del mondo. Ma poco importa, torniamo a Gruff… Reduce di un lavoro complesso e strutturato come lo scorso “Babelsberg”, frutto della collaborazione con l’orchestra gallese della BBC, il nostro ritorna a una forma canzone più spontanea e istintiva.

“Seeking New Gods” è stato scritto, pre-pandemia, durante il tour americano dello scorso disco con la complicità ispiratrice del deserto del Mojave, in cui la band ha fatto tappa per qualche giorno. Il disco è fatto di 45 minuti di pure onde pop che si infrangeranno sugli scogli della vostra memoria prendendo la forma di piccoli tormenti psychedelici. Il concept è niente meno che mitologico.

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Gruff inventa una storia per il monte Paektu, noto anche come Baitou, il picco più alto della penisola coreana (2.744 m), al confine fra la Corea del Nord e la Cina. Durante la scrittura, i testi di Gruff iniziarono a concentrarsi sull’incredibile durata della vita di una montagna e sulle caratteristiche che tramutano le montagne in figure mitologiche. Di conseguenza, sia le canzoni che la montagna sono diventate via via più personali. Canzoni che si rivelano per quello che sono nella loro schietta semplicità Pop con la P maiuscola.

E se brani come Hiking in Lightning mettono il basso e la distorsione al centro della pulsione creativa, lavori come Mausoleum of my former self e Loan your Loneliness mettono in luce le forme più indie-pop, a volte facilmente accostabili alle canzoni fischiettabili di Belle and Sebastian et similia.

La cigliegina sulla torta la mette il leggendario Mario Caldato, noto per i lavori con Beastie Boys e Beck, qui impegnato nel mix di un disco che suona come un vero e proprio ritorno in casa Super Furry Animals, mai così diretto e risoluto da anni. Nove brani da sentire e risentire, da salita e da discesa, da bosco e da riviera. Non serve aggiungere altro. Forse.

Tum Vecchio