Il 3 agosto 2020 è deceduto John Hume, il politico nordirlandese vincitore del premio Nobel per la Pace nel 1998 grazie all’importante ruolo avuto nei cosiddetti accordi del Venerdì Santo, firmati dai governi del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord per favorire il processo di pace. Mark Hamilton, protagonista assieme ai suoi Ash e agli U2 del concerto a sostegno del fronte del sì, ha ricordato il politico in un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul Sunday Life. Abbiamo contattato Mark e avuto il suo benestare a tradurre il suo articolo per indie-zone.

 

 

John Hume, la rockstar della politica nordirlandese

I miei primi ricordi di John Hume, da ragazzo degli anni ’80, sono legati al fatto che era sempre presente sui nostri schermi televisivi. Dopo la scuola e prima di cena, quando ero a casa con i miei giocattoli sul pavimento del soggiorno, Scooby Doo o He-Man erano mischiati ai notiziari serali locali, inevitabilmente pieni di importanti politici che discutevano di una qualsiasi sparatoria o esplosione avvenuta quel giorno. Ero un bambino per lo più sconnesso, più interessato a una galassia lontana lontana, ciononostante era impossibile evitare di conoscere i principali attori politici, per via della continua esposizione alla loro retorica accusatoria. Il circo di Adams, Paisley e Molyneaux. La rabbia, l’amarezza, le divisioni, il disprezzo dell’altro e le interminabili chiacchierate erano un incessante rumore di fondo.

E poi, in mezzo a tutta quella follia, c’era anche John Hume. Era diverso. Anche a un ragazzino apolitico della scuola elementare appariva chiaramente come l’adulto nella stanza. Meno partigiano, nessuna iperbole, parlava più pacatamente, con eloquenza, ma anche con serietà e gravità, e quando alzava la voce, anche per poco, sapevi che non si trattava di una posa o di teatro. Parlava un linguaggio diverso, che non sapeva di accusa e demonizzazione ma di convivenza, cooperazione e pace. Così molti di noi l’hanno conosciuto in quelle trasmissioni.

Ora spostiamoci avanti veloce nel futuro, attraverso un altro triste decennio e mezzo pieno di guai, ed eccoci al 1998, l’ambientazione è l’esterno del Waterfront Hall di Belfast. Sono un bel po’ più alto e mi trovo lì con i miei compagni di band a recitare la nostra piccola parte in un enorme sforzo pubblicitario. Per aiutare a persuadere il pubblico a votare “sì” per il referendum del Venerdì Santo, un auspicabile accordo transfrontaliero per una pace duratura dopo gli incubi del conflitto. John Hume era stato determinante nel creare l’accordo, colmare il divario e formare la coalizione di partiti che lo sostenevano. Ma nelle settimane precedenti al voto, i sondaggi avevano previsto che la campagna a favore del “no”, che fomentava la paura, aveva messo in serio pericolo l’accordo. Il referendum aveva bisogno di una forte maggioranza per passare.

Sulla scia di quella negatività, John e Bono degli U2 hanno avuto un’ultima disperata idea di organizzare un enorme concerto per promuovere la campagna per il “sì”, per suscitare uno tsunami di attenzione dei media e, si sperava, mobilitare il voto dei giovani che erano cresciuti conoscendo solo la violenza. Abbiamo ricevuto la chiamata da Bono, ed eccoci lì. Quando siamo arrivati ​​al WaterFront, John ci è venuto incontro con il leader dell’Ulster unionista David Trimble, di fronte a un esercito di telecamere e fotografi internazionali. È stato un momento incredibilmente surreale e con l’arrivo degli U2 e l’inizio di un pomeriggio di conferenze stampa, il palcoscenico era pronto.

Quella notte, gli U2 in rappresentanza della Repubblica, e gli Ash, in rappresentanza del Nord, hanno suonato insieme davanti a un affollato Waterfront Hall pieno di giovani elettori esultanti di entrambe le comunità della provincia. Giusto per inquadrare la situazione: gli U2 erano la più grande band del pianeta, e noi Ash stavamo cavalcando il successo del nostro album di debutto diventato disco di platino e n.1 nelle classifiche del Regno Unito. Entrambe le band erano al picco di popolarità e frenesia mediatica. Poi, in un momento chiave in mezzo alla musica, i rivali politici John Hume e David Trimble sono usciti sul palco facendo la storia, mentre Bono univa le loro braccia, sollevandole drammaticamente unite tra applausi estatici, a simboleggiare l’alba di una nuova era di pace e speranza. Quel momento fu immortalato e stampato su milioni di giornali in tutto il mondo.

Subito dopo lo spettacolo, nel backstage, uno Hume visibilmente emozionato stava chiacchierando con il nostro batterista Rick, che ricordo gli disse: «Spero che questo possa fare la differenza». John gli rispose: «Così sarà». Era convinto che avessimo fatto quanto era necessario, ed era commosso dalla positività della serata e dalla sensazione che il cambiamento monumentale fosse stato effettivamente messo in moto. John era a suo agio con noi, sapeva parlare con noi, al nostro livello, scherzando per metterci a nostro agio. Era molto disponibile e, a differenza di Trimble, che percepivo essere un po’ fuori dalla sua zona di comfort, John era semplicemente in giro a godersi il momento.

Quella notte fu il compimento di lunghi anni di lavoro della sua vita. Sia lui che David Trimble sapevano che ci sarebbero state ripercussioni politiche, molti erano infastiditi dall’accordo. Qualche giorno dopo la gente parlò, il voto passò in modo convincente e la storia fu fatta, regalando un nuovo corso all’Irlanda del Nord. Sia l’SDLP che l’UUP (i partiti dei due protagonisti) subirono un contraccolpo, lasciando allo Sinn Féin e al DUP le redini di Stormont, un prezzo calcolato, pagato in maniera disinteressata per il bene comune e la pace duratura. Entrambi avrebbero in seguito condiviso il Premio Nobel per la Pace.

Da allora abbiamo sicuramente avuto le nostre battute d’arresto. La disperazione di Omagh e la vergogna di Holy Cross per citarne alcune, ma oltre due decenni dopo l’Irlanda del Nord mantiene una pace duratura ed è lontana da quei tempi bui. Grazie a questa importante eredità, merito in gran parte agli sforzi di John Hume, ora quando un bambino gioca con i suoi giocattoli sul pavimento del soggiorno, e qualcuno bussa alla porta, il primo istinto non è che potrebbe essere un uomo armato che cerca il padre. Riposa in pace John. Hai percorso il cammino, dando l’esempio, e hai preparato la strada per noi e per le generazioni future per vivere tempi più felici.

 

Articolo di Mark Hamilton (Ash)
Traduzione di Carlo Pinchetti