Dopo un paio di dischi non proprio brillanti (“Coaster” del 2009 e “Self Entitled” del 2012), nell’ultimo lustro i NOFX e il loro leader Fat Mike hanno vissuto una vera e propria rinascita. A partire forse dalla pubblicazione dell’autobiografia “Una vasca per cesso e altre storie” (se non l’avete fatto, leggetela: sconvolgente e adorabile), per la band losangelina si è aperta una nuova strada, più scura e dura, ma sicuramente affascinante, passata dal penultimo disco “First Ditch Effort” e dal progetto solista di Fat Mike (Cokie The Clown), e giunta oggi a questo “Single Album”.

Mai così dissacranti, mai così rudi, mai così sinceri. Le 10 tracce di “Single Album” (il titolo si riferisce al fatto che inizialmente il disco sarebbe dovuto essere doppio, ma alla fine i quattro punk californiani non sono riusciti a tirar fuori dal cilindro abbastanza pezzi buoni) ci trascinano nell’inferno personale di Fat Mike, fra droga, sesso, punk e follia.

L’inizio affidato a The Big Drag è subito spiazzante nella sua lentezza ipnotica e malata, ma conquista già dal secondo ascolto ed è fondamentale per accompagnare l’ascoltatore nell’atmosfera dark che permea l’intero disco. I Love You More than I Hate Me e Fuck Euphemism, entrambe già pubblicate come singoli, sono due perfetti anthem capaci di riunire in un unico corpo argomenti personali e pieni di emotività con le speranze di migliaia di disadattati sparsi nel mondo (sulla seconda sogno un duetto live con Laura Jane Grace degli Against Me!).

Anche l’allegria stereotipata della musica in levare si fa particolarmente tetra nella bellissima Fish In A Gun Barrel (grazie Hefe per lo stupendo solo di tromba in delay), mentre Birmingham e My Bro Cancervive Cancer si autocandidano ad essere i due brani più classicamente nineties punk del lotto (e nel mezzo ci sta anche la francamente inutile rilettura di Linoleum, qui Linewleum, in compagnia degli Avenged Sevenfold: se l’obiettivo era quello di desacralizzarsi, ed è facile che lo fosse davvero, la vittoria è però piena).

Grieve Soto, maleducata e dolce al tempo stesso, è dedicata a Steve Soto degli Adolescents, recentemente scomparso. Nel coro finale la band ripete il suo nome facendo il verso all’immortale Amoeba. Dopo lo spiazzante blues-metal-punk di Doors and Fours l’album giunge alla sua conclusione con la botta allo stomaco di Your Last Resort, nella quale l’influsso di Cookie The Clown è fortissimo e bellissimo.

Andrea Manenti

 

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