hannah-williams-the-affirmations-tame-in-the-waterDopo l’ottimo esordio con “work it out” nel 2012 torna Hannah Williams, una voce che ai tempi della prima uscita poteva essere scambiata per la figlia di Kevin Rowland dei Dexys mindnight runners, concepita ai tempi della fase northern soul del nostro, o per la pronipote del padrino James Brown, per il piglio grintoso e farsesco delle interpretazioni.
Un esordio marchiato da una forte base soul con iniezioni di funky blaxploitation, tanto jazz, e spruzzi rock steady per l’uso della chitarra e piano martellanti, un debutto contrassegnato da brani languidi e rabbiosi allo stesso tempo. “Late nights & heartbreak” non si discosta troppo dal precedente disco ma il padre putativo in questo caso sembra più Isaac Hayes, perché il suono si è fatto più minimale, il ritmo è spesso dritto o da disco music e la da chitarra ritmica è diventata una solista tutta riverberi e wha wha.

In questo lavoro di restaurazione chi ci perde di più sono i fiati, ancora ben presenti, sia chiaro, ma ridimensionati ad uno ruolo più tradizionale, mentre nell’esordio stupivano facendo da contrappunto alla voce con fraseggi che potevano ricordare secchi riff di chitarra o lunghi tappeti d’archi. Il piano acustico dell’esordio si è invece fatto elettrico o organo, con un suono quindi più lounge, mentre altri generi fanno sentire la loro influenza nelle 10 tracce del disco: di certo il gospel, ma anche il country e il dream pop in una traccia come “still in my head”, ed infine anche certa musica latina, almeno per un uso delle percussioni che in diverse occasioni fa pensare a Porto Rico e al boogaloo.

Con “Late Nights & Heartbreak” Hannah Williams sembra aver abbandonato i piano bar di 5 anni fa per i teatri da diva, e per farlo pare aver ammorbidito il suo personaggio, ma resta comunque un’interprete dalla voce e della personalità ingombrante: fortunati quelli che potranno vederla a Milano.
Alessandro Scotti