Torna a Milano Mr. Ben Ottewell, voce dei Gomez, storica band inglese. L’occasione è ghiotta per la riapertura post pandemia di Germi Milano in quel di Via Cicco Simonetta.
Ho avuto la fortuna di partecipare a questa serata per pochi intimi (circa 30 persone) con biglietti sold out in meno di due ore. Vi lascio ai video, che raccontano sicuramente meglio di quanto potrei fare io. Sollievo è la parola da cacciarsi in tasca all’uscita di un live così, sollievo di rivedere sorridere di nuovo la propria città, sollievo di saper che in giro ci sono ancora artisti così che sanno inchiodarti chitarra e voce con le canzoni, sollievo di rivedere tanti amici con gli occhietti trasognanti che si sono lasciati andare a oltre un’ora e mezza di musica meravigliosa, potentissima, liberatoria, rituale, magica, rivelatrice.
Balsamo per l’anima, redenzione, soul con la S maiuscola, voglia di ripartire, sorrisi sotto le mascherine che anche se non li vedi ti luccicano nelle pupille. L’ennesima conferma che l’amore alla fine vince sempre, anche dopo anni di paura. Finalmente uno spiraglio di normalità e che non sia un illusione… continuiamo a ripartire, ok?
Guarda i video del live di Ben Ottewell da Germi Milano il 21 ottobre 2021:
Here Comes The Breeze
Love is Better than a Warm Trombone
New Gomez Song
How We Operate
Get Miles Away
Tijuana Lady

memorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine il mondo, almeno per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica di Pavia e il Babylonia di Ponderano.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
