Un album strano, questo “Random Desire”, un album al contrario, all’interno del quale Greg Dulli sembra non sappia troppo bene quale direzione musicale prendere. Dopo più di trent’anni di carriera, Dulli pubblica quello che a tutti gli effetti è il suo primo lavoro solista (“Amber Headlights” del 2005 conteneva estratti di quello che sarebbe dovuto essere il secondo album dei Twilight Singers, lavoro abbandonato dopo la morte dell’amico Ted Demme), ma non è in grado di sganciarsi completamente dalle proprie trascorse esperienze musicali. Un album al contrario, perché la seconda metà dell’opera è quella in cui l’artista statunitense, staccandosi dal proprio ingombrante passato, riesce a dare il meglio di sé.

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Le iniziali Pantomima e Sempre, ma anche It Falls Apart, vogliono ricalcare le strade alternative rock già percorse da Dulli più volte, ma il risultato, senza l’aiuto dei fidati Afghan Whigs, si avvicina pericolosamente a delle specie di b-sides manco troppo riuscite degli amici Afterhours. Diverso il discorso per The Tide e Scorpio, due canzoni pop-rock classiche che potrebbero ricordare vecchie hit anni Novanta dei Goo Goo Dolls. Ciò non toglie comunque la loro bellezza. In Marry Me sentiamo invece una discreta ballad acustica.

Come già anticipato, da qui l’album subisce fortunatamente uno scossone. Dulli si allontana dalla comfort zone e regala al pubblico quattro veri e propri gioiellini. A Ghost è dark folk, Lockless gioca in modo mirabile con l’elettronica aprendosi sul finale in un tripudio trombettistico di alta emotività, Black Moon si appoggia su fondamenta costruite da uno stranissimo ma efficace organo che suona come se fosse un violino, Slow Pan è una ballata conclusiva per pianoforte piena di pathos e calore.

Un po’ come fece l’altro grande vecchio del grunge Mark Lanegan un ventennio fa circa con la sua inaspettata apertura all’elettronica, forse anche il buon Greg dovrebbe lasciarsi andare un po’ di più a nuove atmosfere sonore. Ben quattro brani confermano che sarebbe capace di raggiungere vette artistiche non indifferenti. Noi tifiamo per lui.

Andrea Manenti