Milano, 9 marzo 2023

È stata una serata perfetta, quella del 9 marzo scorso al Circolo Magnolia. Né troppa gente, né troppo poca. Parcheggio facile, zero code per birrette, tutta gente presa bene. Alle 21.10 era già tutto pronto per l’inizio del concerto. Puntualità impressionante, svizzera. Anzi no, belga. Perché belga era l’atteso ospite della serata: Warhaus, al secolo Maarten Devoldere, noto ai più come frontman dei Balthazar, ma anche titolare, ormai da anni, di questo interessante progetto parallelo. Il suo ultimo album, “Ha Ha Heartbreaker”, terzo in carriera, è stato partorito in tre settimane in una stanza d’albergo a Palermo.

Il live si è aperto con un suono di campane. Ed effettivamente quello che abbiamo visto sul palco non è così distante da una messa. È stata una cerimonia, ricca di fascino e – diciamocelo – di sensualità, officiata da un Warhaus magnetico crooner, circondato da quattro polistrumentisti. Il fumo, le luci e il buio di cui si circondava conferivano al concerto un’aura quasi sacrale, un perfetto punto d’incontro tra il mondo passionale e carnale e quello spirituale.

Dopo l’apertura affidata a Control, con Desire la temperatura è salita e anche il pubblico ha iniziato a scaldarsi. Ahimè questo momento è coinciso anche con l’inizio del mio personalissimo dramma: un SIMPATICISSIMO signore che penso abbia ripreso integralmente il concerto con il suo cellulare (spero che la maledizione di Bob Dylan si abbatta su di lui presto). Ma siccome sono nota per essere una persona magnanima, non sono andata a spezzarglielo in testa ma ho cercato di continuare a godermi il concerto evitando i suoi continui dondolii. Questa inutile digressione per dire che ok, Bob Dylan è un tantino estremista (non c’è bisogno che espliciti la mega polemica sui suoi phone free show, vero?), ma comunque c’è decisamente un problema tra alcuni spettatori, e bisognerebbe risolverlo in qualche modo.

Tornando a noi, Warhaus ha continuato a inanellare una canzone dietro l’altra, trasudando fascino da ogni poro. Gioca con questo immaginario un po’ sexy un po’ misterioso e lo fa bene (bello e bravo, come direbbe mia nonna). Sembra uscito da un’altra epoca, con quel completo largo, quelle mosse con le braccia e i passi di danza accennati, con quella voce avvolgente e quella luce che lo abbraccia e che usa per illuminare il suo pubblico. Certo, sembra il classico bohemien rubacuori à la Louis Garrel, ma – come per Louis Garrel, grande amore non corrisposto della mia vita – pur essendoci tanto fumo intorno, c’è anche dell’arrosto, ecco.

Il tripudio che ha accolto la sua hit Love’s A Stranger o Mad World (entrambi estratti dall’album omonimo del 2017) lo dimostra: Warhaus non è solo un bel faccino, è un artista che sa scrivere canzoni intense ed emozionanti come When I’m With You, forse il pezzo più bello del suo ultimo album (che ha eseguito quasi integralmente, con tutto quel sapore di morbido blues annesso). E dopo un bis con Best I Ever Had e Open Window, rispettivamente ultima e prima traccia di “Ha Ha Heartbreaker”, ci ha lasciato uscire dalle sue spire musicali, che ci hanno fatto bene al cuore.

Giulia Zanichelli

 

 

Foto di copertina: Titus Simoens