i love the new sky cover

Tim Burgess è il leader dei Charlatans, band brit-pop troppo poco conosciuta in Italia, ma che ha scritto pagine importanti del genere, soprattutto nei magnifici anni Novanta. “I Love the New Sky” è il quinto lavoro da solista di Tim. Come gli altri suoi dischi, è più che godibile pur non avendo la forza emotiva né rivoluzionaria di quanto fatto in passato con la band. Per fare un paragone manco troppo azzardato, la carriera solista di Burgess è simile a quella di un altro eroe del pop inglese, Ian Brown degli Stone Roses: gusta, ma non ti ci azzuffi.

Attenzione, non è comunque per niente poco. A ben vedere, quest’ultima fatica del cantante del Northwich si riallaccia al pop psichedelico di matrice doorsiana (soprattutto grazie all’utilizzo dell’organo) più dell’ultimo album degli stessi Charlatans, “Different Days”, uscito tre anni fa.

Almeno per un orecchio italiano, “I Love the New Sky” ha un inizio che stupisce non poco: lo stesso riff di Tra palco e Realtà di Ligabue! Superato lo shock, il brano si rivela subito per quello che è, un omaggio pienamente riuscito ai Rolling Stones e più precisamente a uno dei loro brani più noti, l’iconica Sympathy for the Devil, di cui Tim Burgess riprende in parte persino il titolo: Empathy for the Devil.

Sweetheart Mercury, Lucky Creatures, Timothy e I Got This sono pezzi molto ballabili, Comme D’Habitude deve qualcosa ai Pink Floyd, Only Took a Year agli Stranglers. In Sweet Old Sorry Me, The Mall e Undertow si sente tutta la grandeur delle ballad brit-pop. Esaltante la lisergica The Warhol Me: un elenco schizzato di idoli pop diventati opere d’arte grazie all’artista newyorkese richiamato nel titolo. In conclusione, Tim ci saluta con il ritornello epico di Laurie. Nessuna grossa novità, ma sempre un piacere.

Andrea Manenti