
La maggior parte della critica musicale ha salutato questo nuovo disco degli Suede come un capolavoro inaspettato realizzato da una band che aveva già detto tutto quello che doveva dire. Ecco, non è vero.
Da una decina d’anni gli Suede stanno infatti attraversando una seconda fase dorata della loro carriera. Lo status di cult band era già stato recuperato pienamente con l’ottimo “The Blue Hour” e il suo mood dark, ma anche con il più punk “Autofiction”. “Antidepressants” è quindi il terzo tassello di una serie di lavori che definire buoni è poco e che hanno riportato la band londinese agli allori qualitativi dei nineties.
A differenziare questo decimo album rispetto agli immediati precedenti è una ripresa più marcata di sonorità eighties, sia nella ritmica serrata di brani quali Disintegrate, Broken Music for Broken People e Criminal Ways, sia in certe melodie che richiamano qualche eroe del passato come i primi U2 e i Simple Minds (Sweet Kid e The Sound and the Summer).
Immancabile l’epica di certi ritornelli ormai marchio di fabbrica degli Suede da più di trent’anni (i singoli Dancing with the Europeans e Trance State, le ballad Somewhere between an Atom and a Star e June Rain, l’emozionante conclusione Life Is Endless, Life Is a Moment).
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
