
Ventisettesimo album in quindici anni, per la band più assurda d’Australia e forse del mondo intero. Figlio diretto di “Flight B741”, uscito nel 2024, “Phantom Island” insiste ancora una volta sugli ingredienti tipici del progressive rock anni Settanta, mescolando sapientemente psichedelia pastorale alla Traffic con elementi più propriamente blues rock.
Poco più di tre quarti d’ora di durata per dieci brani che, com’era normale una volta, sono da ascoltare tutti insieme, come a creare un mondo sonoro affascinante e omogeneo. Si inizia con l’orchestrale title track, per poi continuare con l’irresistibile riff blues di Deadstick, che grazie ai fiati trasforma gli australiani in una big band d’altri tempi.
Più riflessiva la ballad Lonely Cosmos, che lascia presto spazio agli archi onirici e alle melodie celestiali di Eternal Return. Con la tripletta formata da Panpsych, Spacesick e Aerodynamic ci si butta in un gorgo psichedelico dal quale sarà difficile uscire. Per fortuna a dare una mano arriva Sea Of Doubt, a tratti beatlesiana. Il lavoro si conclude con la disco rilassante di Silent Spirit e l’orientaleggiante e liberatoria Grow Wings And Fly. A presto, King Gizzard & The Lizard Wizard!
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
