Non lo dico per prendere due piccioni con una fava. Anche perché i piccioni non sono certo i miei volatili preferiti. Ma credo che Jason Pierce e Micah P. Hinson siano in qualche modo assimilabili. Non tanto per la musica, sia chiaro. Inglese il primo, autore di capolavori che si potrebbero genericamente inserire nel calderone della psichedelia britannica; americano il secondo, Texas per giunta, altrettanto genericamente ascrivibile come folk singer. Insomma, a separarli c’è un oceano di suoni e tradizioni. Eppure c’è qualcosa che li accomuna. Qualcosa che riguarda il loro personaggio e forse anche la loro persona. Jason e Micah sono entrambi uomini caduti sulla Terra.

Due eccezioni in un panorama musicale stritolato dalla necessità di esserci sempre e comunque (via social, naturalmente) e dalle operette mordi e fuggi osannate e poi dimenticate nel giro di un weekend. La loro stessa presenza, indorata dall’aura del mito e dalla straordinarietà dei loro lavori, soddisfa il fabbisogno di coolness senza nemmeno volerlo. Anime irrequiete, turbolente e senza filtri, pronte a mostrarsi e a riflettersi nelle scelte artistiche tutt’altro che scontate, nel desiderio di sperimentare, mescolare e scavare nel profondo. Pronte a palesarsi vivide nel modo tutto loro che hanno di stare sul palco.

Sarà un caso, ma Jason Pierce con i suoi Spiritualized e Micah P. Hinson sono stati entrambi protagonisti di Barezzi Festival, una realtà ormai consolidata, che anche quest’anno ha battuto sul ferro della qualità. Un ferro caldissimo, nonostante il clima uggioso della pianura emiliana, trascinato qua e là tra Parma, Busseto e Fidenza.

 

spiritualized live barezzi festival

Sabato 15 novembre il pubblico di Barezzi ha assistito alla grandiosa messa laica celebrata dagli Spiritualized. Un live reso ancora più potente dall’antico e prezioso abbraccio del Teatro Regio di Parma. Certo è che fa sempre uno strano effetto. Dove un tempo qualche uomo baffuto si accomodava con il panciotto, il cilindro e il bastone da passeggio, su quella stessa poltrona ci appoggi il cappotto un po’ sgualcito e il cappellino di finta lana comprato online con i saldi. Ma i tempi cambiano, per fortuna, e a far vibrare le porte di cristallo del foyer, oggi, ci sono le chitarre stratosferiche della contea inglese.

Jason Pierce si dispone come d’abitudine sul lato destro. Un po’ di sbieco, con il leggio frontale, occhiali d’ordinanza e un paio di scarpe argentate che giochicchiano sui pedali. Non una parola. Un ciao, un grazie. Niente. Si parte subito con Cop Shoot Cop, che si rivelerà anche l’unico estratto da “Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space”: un quarto d’ora di assalto sonoro che apre le porte della galassia.

Rispetto alle ultime uscite italiane, la scaletta riserva delle sorprese. Molto spazio a “Pure Phase”, compresa un’abrasiva These Blues e la cover di Born, Never Asked di Laurie Anderson, in coppia con Electric Mainline, e ancora Damaged (commovente) e Sail on Through dal bellissimo “And Nothing Hurt”. Ma il gioco a indovinare la setlist, in questo caso, lascia il tempo che trova. Perché a dominare, a prescindere dai brani, è il meraviglioso ammasso di psych-rock, gospel tossico, riverberi e melodie sognanti che ti investe dall’inizio alla fine. Un’ora e mezza a metà strada tra ninna nanna e allucinazione. Che bello.

 

micah p. hinson live barezzi festival

Domenica 16 novembre è il turno di Micah P. Hinson. La location è diversa, ma altrettanto affascinante. Teatro Magnani di Fidenza, consueto stile neoclassico, ma più piccolo. Qui l’atmosfera è più intima, se inciampi sullo scalino che porta al loggione è probabile che sul palco ti sentano imprecare. Per il menestrello texano, uno che con il silenzio ci palleggia volentieri, è la situazione perfetta. Lui d’ordinanza, oltre agli occhiali, ha anche il cappello. Di quelli a tesa larga, un po’ da cowboy, a coprire una lunga cresta stirata all’indietro.

A differenza degli Spiritualized, Hinson ha appena pubblicato un nuovo disco, “The Tomorrow Man”, che conferma la sua recente tendenza a un suono più orchestrale rispetto al folk essenziale degli esordi. I nuovi brani fanno la parte del leone. Anche perché sul palco con Hinson c’è Alessandro “Asso” Stefana, tra gli artefici e produttore del nuovo sound. Addetto a chitarra, banjo, pedal steel, tastiere e armonica, “Asso” fa coppia con l’americano da quando i due si incontrarono allo Sponz Fest nella cerchia di Vinicio Capossela. Da allora non si sono più mollati. L’intesa si sente, il dialogo è costante. Anche su qualche vecchio cavallo di battaglia.

Accanto a loro c’è il batterista Paolo Mongardi (Zu, Zeus, Jennifer Gentle, Fuzz Orchestra), capace di alternare i momenti di quiete alle cavalcate country da far west, tra carezze e scossoni. Il protagonista, però, è sempre lui, Micah P. Hinson, che nell’arco della serata si prende anche qualche minuto per cantare e suonare da solo. D’altronde non smetteresti mai di ascoltare quella sua voce da crooner, cavernosa e a tratti spezzata. Una voce che parla di sofferenza, disincanto, ma anche di redenzione e libertà. La voce di un uomo che resiste. In fin dei conti, un uomo come Jason Pierce.

Paolo

 

Foto: Andrea Amadasi