Da Moltheni a Umberto Maria Giardini agli Stella Maris, progetto nuovo nuovo nato dall’unione del cantautore marchigiano con il polistrumentista Ugo Cappadonia e una all-star band dell’indie italiano che vede Gianluca Bartolo de Il Pan del Diavolo alla chitarra, Emanuele Alosi de La Banda del Pozzo alla batteria e Paolo Narduzzo degli Universal Sex Arena al basso.

Il lavoro omonimo uscito per La Tempesta regala dieci brani dalla forma semplice, legati alle belle melodie (in particolare quelle della coppia indimenticabile Morrissey-Marr, che ha forgiato un sound diventato poi marchio di fabbrica negli anni Ottanta) e nostalgici di certo pop-rock della penisola molto anni Novanta.

L’umanità indotta ricorda gli Afterhours di fine millennio e gode di un ritornello che si insinua con estrema facilità nella mente dell’ascoltatore, Rifletti e rimandi è più scanzonata e si basa interamente sulla chitarra acustica. Piango pietre è invece sostenuta da un riff decisamente duro rispetto al resto dell’album, la matrice presa a prestito è quella di Mr. Josh Homme e dei suoi Queens of the Stone Age. La ballata agrodolce Quella primavera silenziosa lascia il passo alla leggerezza sbarazzina di una bellissima pop song sui generis quale Coglierti nel fatto, mentre in Eleonora no si sente ben forte l’ispirazione dei già citati Smiths, come quella della tradizione melodica italiana in Non importa quando.

Gli anni Novanta alternativi italiani la fanno da padrone in Quando un amore muore non ci sono colpe, mentre Tutti i tuoi cenni è una ballata acustica pregnante di emozioni. Il giusto finale, ipnotico e circolare, è affidato a Se non sai più cosa mangi, come puoi sapere cosa piangi?. Un’opera senza troppe pretese, ma sicuramente bella, pronta a ritagliarsi un proprio posto all’interno del panorama italiano.

Andrea Manenti