“Fat Pop” (Volume 1), il nuovo album di Paul Weller, uscito ad appena un anno di distanza dal predecessore “On Sunset”, pone subito un paio di questioni. Innanzitutto, in una recente intervista, il Modfather sembra aver parlato della possibilità che questa sia la sua ultima uscita discografica. Sarebbe ben strano, anche solo per quel “Volume 1” nel titolo. Secondariamente, lo stesso Weller ha parlato anche di un tributo a Iggy Pop… A un primo ascolto si potrebbe pensare all’eterogeneità un po’ sconnessa e (ingiustamente) meno acclamata del periodo “Zombie Birdhouse”, ma basta scavare un po’ più a fondo per scoprire che l’unico tributo all’Iguana è il brano Moving Canvas, che in verità richiama sonorità blues rock fra ZZ Top e JJ Cale che poco hanno a che fare con il Padrino del punk.

I primi secondi dell’iniziale Cosmic Fringes, con quella batteria dai suoni spiccatamente finti, non sembrano una buona partenza, ma dal terzo ascolto in poi inizi a pregare di poter tornare a vedere Weller dal vivo cominciare uno show proprio con la forza esorbitante del singolo in questione. Pur mancando un brano “totale”, di quelli che ti fanno subito gridare al capolavoro (ad esempio la stupenda ballad Rockets nel precedente disco), in verità questo “Fat Pop (Volume 1)” regala ai fan molto più di “On Sunset”. Difficile non scuotersi con il brit pop di True, realizzata in compagnia della giovane Lia Metcalfe dei Mysterines, così come non si può non avere un sussulto con l’arabeggiante trip hop della title track.

Non da meno sono la beatlesiana Shades of Blue, l’elegante Glad Times, il folk acustico con tanto di battiti di mani a tenere il tempo di Cobweb / Connections, il funky soul Seventies di Testify, quello più disco dub di That Pleasure e così di seguito fino al termine della scaletta. Un altro signor album per questo signore del rock con più di quarant’anni di carriera alle spalle… Mica poco.

Andrea Manenti