Mettiamo bene in chiaro una cosa: anche se troverete scritto il contrario in molti siti internet, questo “The Crucible”, ventunesimo album in carriera per i Motorpsycho, non è un EP. Lo dimostrano gli oltre 40 minuti di viaggio sonoro che per l’ennesima volta ci regala il trio norvegese. È vero che i brani in scaletta sono solamente tre, ma è anche vero che difficilmente troverete altrove tanta inventiva a livello melodico, armonico e o rumoroso.

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La strada percorsa non si discosta di troppo dall’ultimo “The Tower”, uscito due anni fa, lasciando quindi libero sfogo alle influenze più seventies di Bent Sæther, Snah e Tomas Järmyr. Pur lontani dagli influssi alternative rock come da quelli più pop accarezzati in questi trent’anni di attività, i Motorpsycho non deludono comunque il pubblico grazie alla loro innata capacità di destreggiarsi fra i più svariati mondi sonori.

L’avventura inizia con la cavalcata classicamente hard rock di Psychotzar, prosegue con il gioiello Lux Aeterna, fra ballad acustica, schizofrenia noise e toccante epicità, e si conclude con la title track e i suoi ventuno minuti di puro genio: riff alternati di basso e chitarra, eteree armonie vocali, rumore bianco, inframezzi da saloon anni Venti, ripartenze al fulmicotone, un finale poderoso.

Per l’ennesima volta stupisce soprattutto come possa essere così facilmente apprezzabile un lavoro all’apparenza così ostico, ma d’altronde si parla di una delle migliori band europee degli ultimi decenni. In primavera saremo ancora tutti sotto il palco ad osannarla.

Andrea Manenti

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Qui l’ultima volta che sono passati dall’italia