Considerato unanimamente dai fan una piccola gemma da possedere, ‘In the Reins’, l’EP pubblicato nel 2005, segna l’inizio della collaborazione tra Calexico ed Iron&Wine. Se non lo avete è un disco da possedere gelosamente, compratevelo qui. Ad ogni buon modo, l’incontro tra Burns, Convertino e Beam risale però a qualche anno prima: i tre si erano infatti ripromessi di comporre un giorno qualcosa insieme. Da questa promessa nascono sette brani di assoluta bellezza, tra spazzolate desertiche dei Calexico e l’armonia del cantastorie Bean, capace di una grazia e di una semplicità assolutamente uniche. Secondo l’influente fanzine americana Pitchfork ‘entrambi gli artisti ne sono usciti più forti da questa collaborazione’. Attivi dal 1996, i Calexico sono una perla di rara bellezza nel vasto panorama musicale mondiale: tra piano e percussioni tex-mex, il deserto dell’Arizona ha forgiato il loro sound inconfondibile. Con dieci dischi di studio, live albums, colonne sonore e numerose collaborazioni (tra cui quella con Vinicio Capossela), i Calexico sono maestri nel creare una miscela trasognata di rock e mariachi, folk e country, improvvisazioni jazz e paesaggi cinematografici. Il loro ultimo album di studio, ‘The Thread That Keeps Us’ – pubblicato nel 2018 da Sub Pop, l’etichetta che li segue dagli esordi – è un spaccato della band originaria dell’Arizona, un ritratto di famiglia che cattura tutta la loro imprevedibilità e varietà stilistica.
Barbuto cantastorie, Sam Beam, ovvero Iron&Wine, ha nove album alle spalle, tutti su etichetta Sub Pop. Attivo dal 2002, famoso per le sue incursioni di armonica e banjo ad accompagnamento della sua inconfondibile voce, la consacrazione nella scena indie-folk arriva nel 2004 con l’album ‘Our Endless Numbered Days’, di cui è fresca la ristampa in versione deluxe in occasione dei quindici anni dalla pubblicazione. Dotato di una semplicità unica, tra alt-folk, indie-rock ed atmosfere acustiche, le ultime pubblicazioni di studio di Iron&Wine risalgono al 2017, con l’album ‘Beast Epic’, con il quale si aggiudica la nomination ai Grammy come Best Americana Album e, l’anno successivo, l’EP ‘Weed Garden’, nominato ai Grammy nella categoria ‘Best Folk Album’. A quattordici anni dalla pubblicazione di ‘In the Reins’, Calexico ed Iron&Wine insieme per suonare le canzoni incluse nell’EP, oltre ad alcune nuove composizioni e brani tratti dal vasto repertorio di entrambi. Si preannunciano 3 concerti imperdibili.
Eccovi tutti i dettagli:
- Lunedì 22 luglio al Giardino della Triennale di Milano
Qui a breve in vendita qui - martedì 23 luglio a Gardone di Riviera, Festival del Vittoriale TENER-A-MENTE
Qui a breve in vendita qui - mercoledì 24 luglio a Roma a Villa Ada
Qui a breve in vendita qui - giovedì 25 luglio a Firenze alla Cavea del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Qui a breve in vendita qui - venerdì 26 luglio a Monteforte d’Alba all’Auditorium Horsowzski
Biglietti in vendita qui, prevendita consigliatissima.
I Calexico hanno pubblicato nel 2018 il nono album The Thread That Keeps Us, recensito qui
Iron & Wine è stato intervistato dal nostro Alessandro Franchi in occasione del suo ultimo tour italiano, leggete qui

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.

