Courtney barnett 2026

Stando a promoter e gossip, questo sarebbe dovuto essere il disco del cambiamento per Courtney Barnett: una nuova relazione, una nuova etichetta, una nuova città. In vertità, nonostante questo cambiamento venga almeno accennato a livello lirico, dal punto di vista musicale “Creature of Habit” non si discosta molto dai precedenti lavori della musicista australiana.

Fra cantautorato e slacker rock, i punti di riferimento principali sono ancora il Lou Reed più radiofonico dei seventies, lo stile chitarristico dell’amico ed ex collaboratore Kurt Vile (se non l’avete mai ascoltato andatevi a recuperare il gioiellino “Lotta Sea Lice”, frutto della loro sinergia) e qualche appunto inaspettato all’interno di una trama altrimenti facilmente prevedibile.

Nonostante ciò, questo quinto album di Barnett è un ottimo prodotto composto da dieci belle canzoni. Da citare almeno l’inaspettato (a dispetto del titolo) synth di Same, la collaborazione con il basso di Flea dei Red Hot Chili Peppers nel singolo One Thing at a Time, l’iniziale riff distorto dell’apripista Stay in Your Lane e la conclusiva ballad piena di speranza Another Beautiful Day.

Andrea Manenti