Perfetto incontro fra le aritmie soniche intrinseche dei nostri e un modo assolutamente personale di intendere il ritmo, “There’s a Riot Going On” è il quindicesimo album degli Yo La Tengo, band del New Jersey che in più di 30 anni di onorata carriera è ormai passata dallo status di cult a quello di classic.

“There’s a Riot Going On” mescola amabilmente le atmosfere sognanti del terzultimo album, “Fade”, con quelle giocose del penultimo, “Stuff Like That There”, raccolta di cover scanzonate di brani amati dalla formazione. Non mancano comunque richiami al vecchio capolavoro “I Can Hear the Heart Beating As One” del 1997, soprattutto nel brano pop-rock For You Too, unica concessione al feedback e alla distorsione pura, nonché candidato a far la gioia dei fan nei futuri live (li aspettiamo anche in Italia il 15 maggio al Fabrique di Milano).

Gli Yo La Tengo hanno strutturato l’album in modo concentrico iniziando con l’e-bow di You Are Here e finendo con il crescendo tribale di Here You Are. In mezzo, come già accennato, brani sperimentalmente seri (l’ossessiva She May, She Might, la semi-elettronica Ashes, l’ambient di Dream Dream Away e Shortwave, l’umore jazz di Above the Sound, l’atmosferica What Chance Have I Got) e brani maggiormente solari (su tutte la swingante Esportes Casual, che potrebbe essere una magnifica sigla televisiva, ma anche l’ondeggiante Polynesia #1 o la velvetiana Shades of Blue, in cui la voce di Georgia Hubley sembra trasformarsi in quella inarrivabile di Nico).

Proprio la storica band di Lou Reed e John Cale è il riferimento che più spesso viene alla mente in questa fase della carriera degli Yo La Tengo. Georgia, Ira e James suonano infatti come probabilmente avrebbero fatto Lou, John, Maurine e Sterling se tutto fosse andato come in un matrimonio sereno e tranquillo, e ascoltarli è un vero piacere.

Andrea Manenti