A distanza di tre anni da “Songs From The Pale Eclipse”, i Warlocks tornano con il loro ottavo album “Mean Machine Music”. La band losangelina, capitanata da Bobby Hecksher, continua la sua ormai ventennale carriera facendoci immergere nella loro consueta atmosfera cruda e psichedelica, questa volta avventurandosi in qualcosa di più sperimentale.

Il disco è formato da cinque tracce inedite e da quattro altri pezzi che sono dei “reprise” della prima parte dell’album, ad eccezione di Tribute To Hawkind, omaggio tutto strumentale alla storica band britannica.

Ma non sarà quest’ultima l’unica traccia “ispirata”: infatti in “Mean Machine Music” si spazia dallo shoegaze al krautrock, dallo space rock al death rock, ed emergono chiaramente le influenze di Stereolab, Velvet Underground, Mogwai, My Bloody Valentine e tanti altri.

La chitarra inimitabile di Bobby si amalgama bene con gli altri influssi e si rende più morbida e soffusa nei “reprise” sotto la supervisione del tecnico del suono Phillip Haut (già collaboratore di Ariel Pink) creando un trip sinfonico che ci getta in una dimensione alterata.

L’impronta classica dei Warlocks è tangibile nelle prime cinque tracce, ma in quest’album si respira qualcosa di nuovo e coraggioso, che rende quest’ultimo lavoro interessante per gli amanti del genere e forse un nuovo punto di partenza per gli aficionados della band californiana.

Stefano Sordoni