“Merrie Land”, secondo lavoro a 11 anni di distanza dall’esordio omonimo dei The Good, The Bad & The Queen, è una lettera d’amore. Solo un messaggio forte come quello di chi si sente in un certo qual modo tradito dall’amata patria ha infatti potuto riunire ancora una volta quello che è un vero e proprio dream-team del pop inglese. Gli ultimi risvolti della politica anglosassone post-brexit hanno risvegliato questa eterea creatura legata alla terra d’Albione.

Ancora una volta possiamo quindi godere dei testi di Damon Albarn, mai così impegnati e sorretti da bellissime melodie, sentire i ricami dell’ex Verve Simon Tong e, soprattutto, la ritmica inconfondibile del basso di Paul Simonon, una delle pochissime icone viventi (lui era il giovane che spaccava lo strumento sprigionando la rabbia e l’energia di un’intera generazione sulla copertina di “London Calling” dei Clash), e delle percussioni del re dell’afro-jazz Tony Allen. Musicalmente ci troviamo in una terra di mezzo fra il miglior pop britannico e una world music che sa di Clash, appunto, e della multiculturale Londra. Le atmosfere sono contemporaneamente fiabesche ma ancorate alla realtà, buie ma con una luce sullo sfondo, sognanti e da incubo.

Un’introduzione fa da prologo a dieci brani all’apparenza semplici, ma magistralmente arrangiati fra fiati, tastierine e cori. Il primo singolo Merrie Land è malinconico e stupendo, Gun to the Head una geniale filastrocca basata su un riff di flauto, Nineteen Seventeen un ballo sghembo, The Great Fire tocca le corde dell’anima di un soul in levare mai prima sentito.

Lady Boston è una ballad per pianoforte e basso dub, Drifters & Trawlers un punk operaio senza rabbia, The Truce of Twilight Dark un brano al chiaro di luna. Ribbons, invece, è un perfetto brano acustico, The Man Last to Live rende inglesi i mondi immaginifici di personaggi quali Kurt Vile e Tom Waits, mentre la conclusione è affidata alla dolce e cinematografica The Poison Tree. Sperando che vengano a trovarci a breve in Italia, godiamoci quest’album dei The Good The Bad & The Queen, che ha reso sicuramente l’inverno un poco più bello.

Andrea Manenti