Quinto album in cinque anni per il giovane cantautore Ryley Walker (classe 1989). Chitarrista sopraffino, Ryley è un mago nel mescolare atmosfere folk che si riallacciano agli anni Settanta di artisti come Van Morrison, Nick Drake e Tim Buckley, al rock jazzato di una band come i Traffic di Steve Winwood. Senza dimenticare le strutture asimmetriche di Pavement e Sonic Youth e condendo il tutto con una voce profonda dal timbro un po’ Chris Cornell, un po’ Eddie Vedder.

In quest’ultimo lavoro il musicista statunitense regala al pubblico nove nuove gemme che trasportano l’ascoltatore in un viaggio sonoro capace di creare immagini che rimandano ai paesaggi più svariati. L’iniziale In Castle Dome suda di calore e passione nel suo incedere lento e avvolgente; 22 Days, dopo un lungo intro strumentale in cui si possono amalgamare appieno le capacità compositive di Walker, si snoda in una suite desertica, solitaria e malinconica. Accomodations potrebbe rappresentare un incubo astratto, Can’t Ask Why parte sottovoce fra suoni ripetitivi e campanelle montuose per diventare successivamente un ottimo affresco dalle tinteggiature folk pastorali.

È il turno del rock chitarristico di Opposite Middle, che lascia presto spazio ai flauti onirici della successiva Telluride Speed. Expired vive di un mood notturno, mentre Rocks on Rainbow è un pregevole bozzetto acustico dove protagonisti assoluti sono i dolci arpeggi di chitarra. La conclusiva Spoil with the Rest abbandona l’ascoltatore a un gioiellino pop mai banale, che pesca a piene mani dalle svariate influenze di Ryley. Un album non facile, ma che farà la felicità di chi avrà la pazienza di imparare ad ascoltarlo.

Andrea Manenti