«I’ve always known that we’re the best band in the world». Queste le parole rilasciate al New Musical Express da Dana Margolin, leader dei Porridge Radio, giovane band proveniente da Brighton in attività da cinque anni, ma solo oggi arrivata al diritto di cronaca grazie alla firma con la Secretly Canadian, dopo una fruttuosa infanzia totalmente autoprodotta.

Miglior band del mondo? Queste sono dichiarazioni che lasciamo a formazioni un po’ più blasonate. I Porridge Radio sono sì molto bravi e talentuosi, ma hanno anche scelto una scrittura musicale un po’ troppo originale per diventare la nuova grande band della quale tutti abbiamo in casa almeno un album. E ciò non deve essere assolutamente visto come un qualcosa di negativo.

Si inizia con Born Confused, un bellissimo power pop fra chitarre sbilenche di scuola Pavement, un violino ad alto tasso di emotività e una voce che non si accontenta di costruire melodie, anzi il più delle volte sperimenta costruzioni armoniche insolite ed affascinanti. Sweet ha un animo più grunge e insieme alla successiva Don’t Ask Me Twice, questa di natura più ansiogena, preme il pedale del distorsore.

Long gioca anche con tastierine new wave – dark, mentre Nephews e Pop Song respirano paesaggi ariosi debitori delle grandi anime tormentate dei nineties, fra Jeff Buckley ed Elliott Smith. Give/Take è un gioiellino fatto di riusciti intrecci fra una leggerissima tastiera e una chitarra elettrica pulita, il tutto condito con una bella dose di grinta, un po’ come se i Big Thief facessero punk.

Giunge quindi il momento di Lilac, semplicemente un pezzo bellissimo: partenza noise, struttura da ballad pop, finale epico rumoroso da far mancare il fiato. Applausi. Circling ricorda le colleghe contemporanee Goat Girl in versione melodica e, attraverso l’inframezzo (Something), conduce alla conclusiva Homecoming Song: onirica, scura e bellissima.

Ad oggi i Porridge Radio non possono sicuramente essere considerati la miglior band al mondo, ma è facile che questo “Every Bad” lasci il segno nel cuore di molti.

Andrea Manenti

 

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