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The Go! Team – Get Up Sequences Part One: Recensione

The Go! Team sono una leggenda dal forte carattere multiculturale, attiva dall’ormai lontano 2000. Il suono di questi sei artisti con base a Brighton rispecchia sia i loro gusti musicali, sia il profondo melting pot dal quale provengono. Nella loro formula c’è qualcosa dei Clash di “Sandinista”, ma non solo, qualcosa della patchanka dei Mano Negra, ma non solo, qualcosa del crossover americano degli anni Novanta e delle sperimentazioni sonore dei Gorillaz, ma non solo, c’è anche qualcosa di spiccatamente orientale, fra J-pop e sigle dei cartoni animati. In mezzo a tanta bambagia, in verità, è molto facile perdersi, ma se si riesce nello sforzo di lasciarsi trasportare da una musica comunque non complicata e dalla forte ballabilità, ci si potrà togliere gustose soddisfazioni.

L’album si apre con il festoso inno indie pop di Let the Seasons Work, collage unico fra musica suonata ed estratti selezionati di campionamenti azzeccati. Prosegue con il rap modello Sol Levante di Cookie Scene, per poi passare subito all’armonica folk di A Memo for Maceo. We Do It But Never Know Why trasporta l’ascoltatore in un mondo fatato e lievemente allucinogeno, fra Flaming Lips e piccoli unicorni rosa per bambini; Freedom Now riprende il big beat anni Novanta di Chemical Brothers e Prodigy; Pow è un eccitante rap old school; I Loved You Better torna alla psichedelia; A Bee Without Its Sting è semplicemente una zuccherosa canzonicina pop. È quindi il turno dell’epica Tame the Great Plains, con quei fiati che sembrano rubati agli Skatalites più pomposi, e la conclusione lasciata alla decisa presa di posizione dell’art rock di World Remember Me Now. Un casino, ma fatto bene.

Andrea Manenti