Due anni di pandemia, un matrimonio, il trasferimento in Francia, la disintossicazione dall’eroina e un nuovo amico: questo il riassunto del periodo fruttuoso che ha portato Peter Doherty alla pubblicazione di questo nuovo album, “The Fantasy Life of Poetry & Crime”. Il modus operandi vede per la prima volta l’ex star dei tabloid britannici alle prese soltanto come paroliere e interprete. A dare una veste alle 12 canzoni dell’album, tutte innegabilmente su misura, ci ha pensato il compositore e produttore francese Frédéric Lo, conosciuto già ai tempi dell’esordio solista e poi al suo fianco nella cover di Inutile et hors d’usage di Daniel Darc (diventata Without Use & All Used Up).

Dovendosi concentrare soltanto sui testi, in questo nuovo disco Pete Doherty recupera la sua fama di poeta per esplorare temi importanti e affascinanti quali l’immedesimazione fra opera d’arte e autore, la maschera pirandelliana, la Normandia di Maurice Leblanc, il poema “Invictus” di Henley e lo storico Bernard Wasserstein, ma anche tematiche più attuali come la pandemia, o molto personali come lo stereotipo della bellezza legato alle rockstar.

Questo nuovo ruolo, inoltre, lascia libero spazio alle sue manie da crooner, assecondate nei singoli You Can’t Keep It From Me Forever, The Epidemiologist e la title track, ma anche la più grezza Rock & Roll Alchemy, alle riprese dei sixties sia inglesi che francesi (The Ballad of, Yes I Wear a Mask, The Monster, tutte con dei bellissimi incroci fra gli archi e la chitarra acustica), episodi più leggeri come Keeping Me On File o la conclusiva e dolcissima Far From The Madding Crowd. Che il buon Pete, oggi come oggi, sia più a suo agio in questa avventura matura che con il rock’n’roll sbarazzino dei suoi Libertines?

Andrea Manenti