Nonostante il clamoroso errore in diretta, il miglior film per l’Academy è proprio « Moonlight ». Davvero difficile non pensare ad una scelta politica, in questi Oscar ai tempi di Trump, ma questa scelta anticonservatrice ha lanciato un regista che farà strada. Una storia potente, più negli intenti, lontanissima dalla vita di ognuno di noi, in una Miami losca, marcissima, dove nelle circostanze più impensabili si può nascondere l’amore e la poesia.

Barry Jenkins ha 37 anni, è cresciuto a Liberty City e ha una storia di vita che ricorda quella del protagonista del suo ultimo film. Il regista nella sua difficile vita ha trovato la salvezza nello sport, nella fiducia di alcuni amici e nel proprio talento. Chiron crescerà e da Piccolo diventerà Black grazie al riformatorio, dove si troverà stretto dalla scelta di perdere o sopravvivere. “Moonlight” è pieno di ombre, apparentemente un romanzo di formazione e di redenzione condito da una romantica storia d’amore, effettivamente la descrizione della condanna di essere cresciuti in un luogo dove il carcere, la droga, lo spaccio e la morte rappresentano l’inesorabile destino di ognuno. Crudo, lento, il film di Jenkins crolla dove cerca la poesia e le vie autoriali, da una colonna sonora enfatica a scene romantiche da serie tv, mentre eccelle quando le luci diventano sature, gli interni gelidi, la disperazione senza fine, con un linguaggio essenziale, disarmante, violento.  Dei tre capitoli della vita di Chiron il primo è il più toccante, anche al suo piccolo protagonista (intensissimo) e al rapporto con Juan, padre putativo che lo battezza (letteralmente) una volta entrato nel proprio mondo, dove nemmeno i buoni sono puliti. Questa sarà la prima delle vite del protagonista, scandite dalle onde del mare (dove l’acqua è elemento archetipico di ri-nascita).

Tratto dal testo teatrale “Moonlight Black Boys Look Blue”, di Tarell Alvin McCraney è un film pieno di contraddizioni, dove nessuno si salva, dove l’oscurità regna ovunque e i chiari di luna brillano solo nell’amore e in una solidarietà che segue regole molto diverse da quelle comuni, dove nessuno fa veramente la cosa giusta.

Il Demente Colombo