Frances Ha è uno dei film più riusciti degli ultimi dieci anni e il suo regista sa il fatto suo. Noah Baumbach è ebreo, newyorkese e ha una vena alla Woody Allen; sempre più celebre, dopo il successo del suo capolavoro, ha girato recentemente un filmetto con Ben Stiller, Naomi Watts e Adam Driver, “giovani si diventa”, una commedia trans-generazionale, che non ha avuto gran successo di pubblico.
L’ultima sua fatica, “Mistress America” è uscita ieri nelle sale, di nuovo con un attore reso celebre da una (bella) serie (Lola Kirke, la dolce oboista della premiatissima “Mozart in the Jungle”) e riproponendo la sua musa, l’irresistibile Greta Gerwig. Come nel suo precedente lavoro Baumbach propone le contraddizioni che si nascondono tra generazioni e le illusioni e le delusioni con cui rischiamo di scontrarci inseguendo un’età e uno stile di vita che in realtà non ci appartengono. La storia è quella di Tracy, ragazzina timida e poco popolare in un college di bulli e spocchiosi, col sogno della scrittura ma con pochi successi, finché, spinta dalla solitudine, contatta la sua futura sorellastra Brooke, maggiore di dieci anni, che le mostrerà un nuovo modo di vedere e di vivere il mondo.
I toni sono, come sempre accade nel suo cinema, da commedia, dove la Kirke sfoggia broncio e occhioni e la Gerwig cerca di sollevare le sorti di un film che inizia con buon ritmo ed ispirazione per poi perdersi nel tentativo (alla lunga vano) di ammiccare allo spettatore. A parte le sue brave protagoniste gli altri attori sono dipinti come macchiette, penalizzando una storia e trasformando tutto in un’amara commedia degli equivoci e dei fraintendimenti. Complessivamente, tra pregi e difetti, “Mistress America” è piacevole, un godibile intrattenimento, di giusta durata (un’ora e mezza scarsa) e con un retrogusto agrodolce e buone battute che non stonano. Da scoprire e adorare Greta Gerwig.
Il Demente Colombo