Mark Lanegan, sempre preceduto dalla fama di burbero interprete, propone l’ultima fatica “Somebody’s Knocking“, vestendo il disco per l’occasione di un abito ad-hoc. Ben quattordici pezzi che si schiudono con il blues-rock accattivante di Disbelief Suspension, apripista sulle assonanze glam-rock (Letter Never Sent), new wave (Radio Silence), e persino stranianti episodi in una scia electro-rock (Penthouse High). Proprio il lavoro di recupero e ricerca di quelle determinate caratteristiche va in qualche modo premiato per quanto riguarda il giudizio generale di un disco in cui trovano spazio anche brani più spompati che ne pregiudicano la buona riuscita (Night Flight to Kabul suona come puro pezzo riempitivo, senza la giusta grinta laneganiana).

Se Penthouse High trasuda di sonorità eighties, poi finiamo per ritrovarci in mezzo alle batterie in grande stile (Gazing From The Shore). Riecheggiano le atmosfere sognanti e cupe al tempo stesso, a condire il tutto una voce straziante, componente essenziale di questo disco che si amalgama bene con quel tipo di rock aspro che poi va a stravolgersi con pennellate elettroniche, a dargli un sapore decisamente più pop. Il tocco davvero inedito, però, è il peso della new wave della scena inglese anni Ottanta (apprezzabile in Dark Disco Jet) ed è per questo sentire le prime note di “Somebody’s Knocking” crea una breve illusione, specialmente quando partono i beat e i sintitetizzatori.

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Si potrebbe dire che Name And Number racchiude entrambe le anime di questo lavoro, in cui trova spazio anche una tanto conturbante quanto notturna ballatona, Two Bells Ringing At Once. Dire che sia un album totalmente riuscito è però un’affermazione complessa da formulare, nonostante questi spunti molto fortunati. Di sicuro possiamo dire è un disco ardito in cui si gioca col post-punk e i beat più taglienti (la già citata Dark Disco Jag) e con quelli più atmosferici (Playing Nero). Chiaro, non possono mancare le chitarre più sferzanti ma raramente si arriva a toccare la profondità di quei luoghi che sono il suo vero pezzo forte, marchio di fabbrica di tanti anni di onorata carriera. Passaggi veloci come She Loved You sono perfettamente trascurabili da un maestro del visionario e maledetto come lui, la cui priorità questa volta non è ostentare un carattere dannatamente cupo, ma addirittura forse mostrare i barlumi di un’inconsueta serenità, in aperto contrasto con le sue visioni.

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Non riesce a trovare però altri spunti davvero degni di nota, seppur mantenendo nel complesso un buon velo di originalità. “Somebody’s Knocking” è quindi molto differente da quello che viene comune mente considerato il suo campo di azione, e anche se pezzi come Stitch It Up, o War Horse rivelano ancora molto del suo estro, non bastano a lasciare un solco indelebile nella storia musicale dell’ex Screaming Trees.

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