Non provate ad incastrarla in qualche genere che dia coerenza ai vostri ascolti degli ultimi mesi. Lasciatela entrare e vi scombussolerà. Vi disorienterà, ma con tutta la positività che alberga, a volte, nel perdersi.

La Rappresentante di Lista, il progetto di Veronica Lucchesi (voce e cori) e Dario Mangiarancia (chitarre, synth, piano farfisa, basso e voce), è tornata con “Go Go Diva”, pubblicato da Woodworm Label e distribuito da Artist First. Un disco che sembra viaggiare sul binario di una brillante ricerca già cominciata con la pubblicazione dei precedenti “(Per la) Via di Casa” (2014) e “Bu Bu Sad” (2015).

Un percorso che intreccia scrittura e musica come strumenti messi a disposizione di uno spettacolo teatrale, in cui contraddizioni, sogni, paure e fragilità sono interpreti rispettosi e precisi della complessità delle relazioni umane. Serpeggia fra le tracce una femminilità quasi impalpabile, che si rende concreta traducendo le proprie altalene interiori in 11 brani che rappresentano un caleidoscopio di estremi emotivi: contrasti e stratificazioni miscelati, riflessioni affrontate e intrecciate con un’intelligenza psicologica a cui la musica attuale sembra, ahimè, volerci disabituare in nome di una superficialità camuffata da semplicità.

Si parte da Questo corpo, che ci portiamo dietro come una croce e allo stesso tempo come un prezioso amante nei momenti di solitudine. Un corpo in bilico tra la richiesta di conferme da elemosinare sulle labbra dei Ti amo e la paura che tutto, un giorno, si trasformi in abitudine.

Sentire per capire a fondo. Fare emergere ogni lato per raccontarlo e realizzarlo prima che la paura ne seppellisca il coraggio e ne blocchi gli sviluppi, come a volte fa lo svegliarsi già grandi.

Un corpo che alla fine si arrende alla possibilità di affidarsi all’altro. “L’altro come passione, l’altro come desiderio, l’altro come specchio, l’altro da salvare, l’altro che ci salva”, come afferma Veronica.

Un disco che parla con questa lingua non può perdersi in orecchie in cerca di svago e divertimento. Va accolto con la delicatezza con cui si accoglie chi viene a confessarci la parte più intima di Sé. “È un invito a perdersi, a battersi, a spogliarsi e a cantare con tutta la voce che si ha in corpo. Nell’inferno dei desideri, nel buio della paura, nell’oscurità di questa notte noi ci sentiamo maledettamente vivi!”.

E alla fine ti trapassa come fa la verità ridotta all’osso. E nell’attesa di capire se siamo diventati grandi, restiamo a bocca aperta.

Renato Murri