Sarà capitato anche a qualcuno di voi di imbattersi, in un pomeriggio televisivo, nelle storie amorose e intriganti di Rosamunde Pilcher, su cui spesso i miei neuroni si sono spenti, assetati di paesaggi anglosassoni.

Lo stesso è successo qualche giorno fa con le immagini di “la luce sugli oceani”, drammone in costume con colpo di scena. Di Derek Cianfrance, interessante regista di “Blue Valentine”, che fa del romanticismo disperato la propria firma, affinando la tecnica e, soprattutto, la fotografia, creando un film visivamente bellissimo, con un immaginario perfetto per la storia che racconta. Affascinante come i propri protagonisti, vivi e psicologicamente inquieti nonostante la confezione così splendidamente classicheggiante, è la storia di un guardiano del faro dal passato travagliato, che ritrova la serenità nella solitudine dopo la follia della guerra. La marea di sentimenti che travolge la prima parte del film si scaglia su un evento che cambierà la vita di Tom ed Isabel, gettando un’ombra che oscura la luce ritrovata della propria felicità, con una bambina regalata dal mare e un segreto da non poter confessare. Da Rosamunde Pincher “La luce sugli oceani” diventa un giallo dalle tinte noir, introspettivo, che, unito alla scenografia marina e all’epoca in cui è ambientato, potrebbe appartenere all’immaginario di un romanzo di Virginia Woolf. Lei stessa scriveva, in “Gita al faro” “La vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude all’alba della coscienza fino alla fine”, in una frase che potrebbe riassumere sinteticamente la trama del film.

Un bel filmone, con gli attori più belli in circolazione (se piace il gossip non lascia indifferenti che Fassbender e la Vikander siano una coppia nella vita reale e si siano conosciuti proprio sul set di questo film), sulla scia del meno riuscito Frantz, di Francois Ozon. Da vedere se cercate un film sentimentale, coraggiosamente fuori moda, antispettacolare e terribilmente affascinante.

Il Demente Colombo