La “rivelazione” e il vincitore atteso degli Oscar 2017 è “La la Land”, un film che si attorciglia su se stesso e sulla leggenda di Hollywood. Chazelle è un regista in ascesa di enorme talento, che fa della storia della musica la propria poetica. Se con “Whiplash” aveva azzeccato il ritmo e la storia, nel suo secondo successo il giovane regista ha puntato troppo in alto e rischia di cadere, tra una piroetta e l’altra.
Una sceneggiatura adolescenziale ricalca la morale del film precedente: bisogna realizzare i nostri sogni, che potranno essere raggiunti assecondando la propria ambizione e faticando di brutto, ovviamente sacrificando l’amore e gli affetti. Un sogno americano artistico, dove la vetta non è Hollywood, ma la galassia dove brillare come stelle (del cinema e della musica). “La la Land” è effimero come una soap opera, vive di dialoghi banali e si ispira ai vecchi musical. Ho scritto ispira? Direi piuttosto che copia, in una citazione continua e scandalosa, storiche commedie musicali, da “Le parapluie de Cherbourg” a “Funny face”, passando per “Fame”, “Grease”, “Un americano a Parigi” e “Boogie Nights”. Più che un omaggio, questa esuberanza di citazioni sembra un plagio, bello, forse ispirato (se vogliamo essere in buona fede) ma vacuo. Una storia così poco interessante, con una morale mostruosamente arida non trae vitalità dal riproporre un’iconografia talmente evidente del passato, come se il regista avesse voluto abbellire con un bell’involucro una totale mancanza di contenuti. Per non parlare dell’estasi suscitata dalla danza tra le stelle (nel meraviglioso Griffith Observatory notturno), identica a quella di “Moulin Rouge” (presuntuoso Chazelle a citare un tale capolavoro), che si tramuta in una chimera o anche in una citazione della pubblicità della Lavazza. Tutto ha il sapore di una truffa, di un gioco di cui si scopre troppo presto il meccanismo, forse rispecchiando l’anima di Hollwood, ma regalando allo spettatore un intrattenimento con un retrogusto amarognolo. Finalone alla “Sliding Doors”o alla “Mommy” con John Legend malvagio e il biondo protagonista paladino e salvatore del Jazz.
Dopo qualche ora dall’uscita dal cinema l’entusiasmo si è smorzato, le canzoni e il fischiettio del buon Ryan Gonsling (espressivo come Valeria Marini) mi sono rimaste nelle orecchie, accanto ad un grande punto interrogativo e alla voglia di rivedere “West Side Story”. Quello era un capolavoro, non un film taroccato.

Il Demente Colombo

La La Land – Movie References from Sara Preciado on Vimeo.