Ci sono dischi che ti fanno sentire a casa, scelgono di non trascinarti nel rischio e nell’incertezza, ma si presentano accoglienti e familiari, come un bicchiere di whisky vicino al camino. “No Memory”, il bel disco di Kristian Marr, me lo figuro proprio così. Per come amo intendere il rock’n’roll è un pregio percepire in un pezzo gli antenati che lo sostengono e l’hanno ispirato. E qui ci sono tutti i nonni e gli zii che amiamo. Uscito dopo una serie di singoli, il disco arriva a ridosso di una release straordinaria quale è la bella So Strange, in cui, per una manciata di minuti, Kristian ci fa il regalo di riportare in vita la sua, e in un certo senso nostra, amica Amy Winehouse.

È curioso pensare che un disco così intriso di suoni d’oltremanica sia stato prodotto e pubblicato da un’etichetta bergamasca, la Fil 1933. Per quanto possa sembrare controintuitivo, è chiaro che, nel mezzo della Lombardia, la gente è piena di sorprese e risorse.

La prima traccia si chiama Eye of the storm e dura più di sette minuti (!!!), roba che qualsiasi discografico assennato (tradotto: attento al marketing) si sparerebbe o ti sparerebbe. Ma vaffanculo, il bello di questo disco è che fa esattamente quello che vuole, va nella direzione che preferisce, indifferente a mode e buoni consigli, permettendosi persino un bridge strumentale hard rock nella canzone di apertura. Alla traccia 2, invece, arriva quello che secondo me è il punto più alto del disco, Hurts to come home, pezzo in cui si trova tutto, acustica scintillante, melodia, violino, un classico folk rock pettyano, che ha però sciacquato suoni e panni nel Tamigi, ricco di un ritornello dannatamente appiccicoso e una produzione pulita e focalizzata.

Nel proseguire con la britannizzazione di Petty (e Dylan), troviamo Gentleman of the road, probabilmente la mia preferita del disco, di cui invito peraltro alla visione del video. Da segnalare anche Words get around, che potrebbe essere stata scritta a quattro mani con Noel Gallagher, nonché la bella No memory, in chiusura. Ad impreziosire la release segnalo la bella opera in copertina, realizzata dallo stesso Marr, che, nel suo buen retiro catalano, si dedica anima e corpo a coltivare ogni suo estro artistico.

Last but not least, mi permetto un consiglio che esula dal disco: andate a ripescare il brano Red painted walls, piccolo gioiello da quarantena, ottimo esempio di quello che è ormai, a tutti gli effetti, un nuovo genere, prodotto caratteristico di questi due anni disperati.

Carlo Pinchetti