
La storia narra che già cinque anni fa Julien Baker e Torres decisero di incidere insieme un album country. Il risultato è finalmente pronto per essere ascoltato. Dodici canzoni, dodici gioiellini, che prendono sì dal country forme e strumentazione, ma stilisticamente rimangono ancorati a un modo alternativo di intendere la tradizione (Wilco, Ben Harper). Le due voci, quella più dolce di Baker e quella più roca e vissuta di Torres, si amalgamano alla perfezione raccontando storie fra il queer e il punk in modo fortemente emotivo e sincero.
Dall’iniziale ballad da pelle d’oca Dirt, alla conclusiva e ironica Goodbye Baby, qui non c’è nulla di sbagliato: il country old roots dell’irresistibile The Only Marble I’ve Got Left, i giri di accordi e le rullate dal sapore grunge di Tape Runs Out, i violini trascinanti di Bottom Of A Bottle, le atmosfere ariose e lo slide di No Desert Flower.
Accompagnata da una nuova sodale come Torres, Julien Baker per ora si aggiudica facilmente la palma di migliore nuova uscita post Boygenius (progetto spartiacque anche per il suo valore culturale soprattutto negli States), distruggendo letteralmente l’ex compagna Lucy Dacus. A questo punto aspettiamo al varco la più famosa del trio, Phoebe Bridgers. Chissà se anche lei, entro il 2025, deciderà di regalarci nuova musica.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
