
«Always an angel, never a god»: la forza rivoluzionaria dell’esordio sulla lunga distanza delle Boygenius è racchiusa in questo verso che sfocia in un turbine ripetitivo verso il finale del singolo Not Strong Enough. Le tre protagoniste di questo vero e proprio supergruppo, Julien Baker, Phoebe Bridgers e Lucy Dacus, riescono infatti a esprimere con queste poche parole tutto il dominio che la società patriarcale ha saputo imprimere anche in ambito artistico sulla donna, sempre vista come un angelo o una musa (si pensi allo stil novo o alla civiltà classica) e mai come un genio creatore, al contrario della sua parte maschile.
Le tre paladine dell’indie-folk-rock a stelle e strisce, però, non ci stanno, e lo fanno chiaramente capire con la realizzazione di “The Record”, un album perfetto nel suo genere che nulla ha da invidiare ai tanti colleghi maschi fino a poco tempo fa protagonisti della scena, da Conor Oberst a Ryan Adams, da Justin Vernon a Jeff Tweedy. “The Record” è un susseguirsi ininterrotto di papabili singoli, un “Californication” o un “Nevermind”, che ascolto dopo ascolto si fa amare sempre di più.
Dall’omaggio al folk storico e solo vocale dell’apripista Without You Without Them (come non immaginarsi Baker, Bridgers e Dacus nei panni di Thile, Eldridge, Mumford, Timberlake & Witcher in un remake del capolavoro dei Coen “A proposito di Davis” nella scena in cui armonizzano The Auld Triangle?) alla conclusiva ed emozionalmente devastante Letter To An Old Poet, le tre artiste non sbagliano un brano che sia uno. Sia quando a farla da padrona è la chitarra distorta (il garage di $20 e Satanist, la tensione non trattenuta di Anti-Curse), sia quando è la chitarra acustica arpeggiata (Cool About It e Revolution 0) o l’osmosi fra le tre cantanti è totale (Emily I’m Sorry, la già citata Not Strong Enough), sia quando la forza del singolo emerge più chiaramente (True Blue, Leonard Cohen, We’re in Love), in questa opera non vi sono cedimenti.
Le Boygenius hanno scritto un classico. Ora tocca a noi scoprirlo e predicarlo con amore.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
