
Dice il proverbio: «Mai giudicare un disco dalla copertina». Aggiungiamo pure di non giudicare mai un’opera dalla prima traccia (Calliope Prelude, un violino straziante e angoscioso). Ma nonostante questi giusti sforzi, il giudizio sulla nuova opera di Lucy Dacus non può essere che negativo.
Sarà forse che arriva dopo tre ottimi lavori (compreso il terzo, più mainstream, “Home Video”), sarà forse che Lucy Dacus è appena uscita da una delle esperienze pop rock più avventurose e interessanti che gli Stati Uniti ci abbiano regalato negli ultimi anni, quella con le Boygenius. Resta però il fatto che questo “Forever Is A Feeling” è dannatamente deludente. Scritte durante un periodo in cui l’autrice è passata dalla gioia dell’innamoramento al pozzo della tristezza con la fine della relazione, le tredici canzoni che compongono il nuovo lavoro non godono quasi mai di un guizzo, ma si adagiano sempre e solo su un formato ballad che più che intenso appare noioso.
Qualche spunto interessante ci sarebbe anche (il pop per pianoforte da camera di Limerence, le distorsioni elettroniche di Talk, il duetto con Hozier in Bullseye, il riff rockeggiante di Most Wanted Man), ma purtoppo non basta ad alzare l’asticella del disco.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
