Quando ho di fronte il solo nome di J Mascis, personalmente vado in ambasce per manifesta inferioritĂ . E vado in brodo di giuggiole: per quello che era, per quello che è stato, per quello che rappresenta ancora, sia come entitĂ  singola che come manico dei Dinosaur Jr. Questo “Elastic Days”, terzo LP come solista, totalmente autoprodotto ed arrangiato in pieno stile DIY, e che vanta alcune collaborazioni importanti come Ken Miauri e Pall Jenkins, ne è la conferma: pleonastica, quanto gradita.

Dall’opener See You At The Movies in avanti, possiamo già avvertire quella sensazione di calore, di emozioni sincere e semplici, pure come il diamante. Chitarre belle circolari, suono lo-fi, per un album sul tempo e appunto sull’elasticità dei giorni: quelli che ti vedono in continuo movimento, in viaggio, preso dalle frenesie dell’oggi, sempre con la paura di arrivare tardi o di aver lasciato, nella fretta, qualcosa di importante alle spalle. Sul tempo da dedicare e dedicarsi, sul partire e sul correre, quanto sul ritornare, sul realizzare nitidamente qualcosa nella propria mente, sul ritrovare. Sul timore di non avere la forza necessaria per gestire le cose (“I Know it’s coming, I’m not that strong, I’ve known it all along”, canta in Give It Off), o di essere arrivati troppo tardi. O partiti troppo presto. Sulla speranza e su quanto, questi giorni elastici, ci facciano correre il rischio di dimenticare tutto ciò che abbiamo di davvero importante.

Per quanto l’occhio e la mente siano ormai rivolte inesorabilmente al passato, J Mascis porta con sé quell’entusiasmo, la sobrietà, la morbidezza che lo rendono ancora, per sempre giovane: ed ogni volta che tocca la corda singola della chitarra, che sia un assolo di elettrica o un arpeggio folk-country senza età, le pareti della stanza si trasformano in distese di cielo su cui si disegnano nuvole soffici, lente, vere.

“Elastic Days” è un album sul tempo, come detto, fatto di canzoni per l’anima. Firmate da un maestro che di tempo ne ha vissuto, ma che ne vuole ancora. Onore quindi a te, grande Joseph Donald Mascis.

Anban