Da tata di Tom Waits a sua pupilla musicale: Jesca Hoop oggi è cantautrice apprezzata dalle grandi star della scena musicale internazionale, da Stewart Copeland dei Police a Sam Beam degli Iron & Wine. Jesca Hoop forse non è una stella cometa che infiamma e viene scrutata dai binocoli affamati del pop, ma è di una di quelle eteree, di una brillantezza unica, che conquista e non tramonta. La musicista californiana ma ormai adottata da Manchester è in Italia per due date (il 24 maggio al Teatro Bloser di Genova e il 25 al Blackmarket di Roma) e ne abbiamo approfittato per farle qualche domanda. Su di lei, sul suo ultimo disco “Memories are Now”, dal sound toccante, profondamente individuale e al tempo stesso che si lascia condividere e appropriare.

 

Da dove è nata l’ispirazione per questo tuo nuovo album solista?

Il disco è nato in larga parte dalla mia volontà di superare ostacoli. Ricordo il mio entrare in questo nuovo processo di scrittura delle canzoni come un voler “lanciare maledizioni”.

 

“Memories are now”, “i ricordi sono adesso”, è la title track. Perché hai scelto questa canzone come rappresentativa, come somma assoluta del disco?

Di tutte le canzoni, “Memories Are Now” è la più chiara quando si parla di voler eliminare blocchi, come dicevo prima. “Memories are now” è un’insieme di affermazioni che ribadiscono il mio voler vivere nel presente, mantenerendo un’ottica positiva, fare bene quello che so fare. Sono felice di andare avanti nella vita seguendo questa linea.

 

“Ho vissuto abbastanza vita, mi sono guadagnata I miei gradi, spianate la strada che sto passando”. “Memories Are Now” è una canzone molto sicura di sè stessa e decisa. Lo sei anche tu?

Tutto è relativo. A volte noi affrontiamo sfide che ci rivelano il nostro potenziale. Quelli sono i momenti dove risiede la sfida con te stesso, dove ti fai delle domande, tipo “Sono davvero forte?”… Io sì, lo sono.

 

Sei stata cresciuta come mormone. Questo ha influenzato molto la tua musica? Come?

Sì, in quanto persona che oggi vive senza credere in “Dio” ma è stata cresciuta con quella credenza, ho una prospettiva strana e aperta sulle cose, che si muove all’interno delle mie canzoni e che sicuramente tornerà tra le tonalità che colorano il mio tappeto sonoro.

 

Hai collaborato con tantissimi grandi nomi dl panorama musicale. Qual’è uno che ancora ti manca ma che vorresti incontrare e con cui vorresti suonare?

Credo che un duetto con Agnes Obel potrebbe essere un qualcosa di Bello, con la B maiuscola.

 

La tua musica è potente ma anche leggera e sognante. A volte sembra che sia una specie di soffice contorno per le parole, che anch’esse sono semplici, comprensibili universalmente anche se parlano di argomenti molto profondi. E’ una scelta specifica?

Direi che una parte è pianificata e un’altra parte è una combinazione di scoperte e incidenti felici. Io adoro raccontare una storia terribile con una melodia bellissima, ad esempio. La musica ha il vero potere di saper smuovere le emozioni delle persone e c’è molto spazio per giocare e scoprire i vari modi in cui questo si può ottenere.

 

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Suonare nei festival in estate, andare in tour in autunno, fare un altro paio di dischi, percorrere il Pacific Crest Trail, comprare una casa da qualche parte vicino all’oceano e tra i pini, dipingere.

   

A cura di Giulia Zanichelli