La sola copertina, con l’immagine dell’artista, chitarra e microfoni antiquati, nome, titolo dell’album e logo dell’etichetta, proprio come si faceva una volta, è sufficiente a far capire che la missione di Early James sulla Terra è solo una: riappropriarsi delle tradizioni musicali statunitensi.

Il trentunenne dell’Alabama ha un’ugola da far invidia, fra le caratteristiche nasali di Bob Dylan e l’intensità cavernosa di Tom Waits, e una capacità compositiva dal sapore filologico in grado di esaltare le sue qualità autoriali e melodiche.

“Medium Raw” parla di folk (Steely Knives, Upside Down Umbrella) e di blues (I Could Just Die Right Now, I Got This Problem). Spinge sul distorsore (Tinfoil Hat, che si avvicina alle ultime produzioni dei The Devils, la danzante Rag Doll, il pop blues a la Black Keys di Unspeakable Thing, la melma di Dig To China) e accompagna i balli sbronzi di fine serata (Go Down Swinging, Beauty Queen).

Early James ha aperto il 2025 con un lavoro ottimo e dotato di una classicità intrinseca che lo potrebbe fare diventare un’opera importante anche per gli anni a venire, di quel mix di folk, blues e country che chiamano americana. Più che bravo, da applausi sinceri.

Andrea Manenti