Il musicista svedese di origini argentine, José González, dopo il suo ultimo lavoro in studio “Local Valley”, torna finalmente in Italia per una data unica: il 3 agosto sarà dal vivo alla Corte degli Agostiniani di Rimini, per il festival Percuotere La Mente. I brani del suo quarto album ricordano che non è necessario fare troppo rumore per essere ascoltati. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua ultima opera e dare sfogo a qualche altra nostra curiosità.
Intervista a cura della redazione
Ciao José, hai dichiarato che nel tuo ultimo album “Local Valley” sono contenute le migliori canzoni che tu abbia mai scritto. Perché lo pensi?
Sono soddisfatto di tutti i miei album, inclusi quelli con i Junip (la band di cui faceva parte prima dell’esperienza solista. A proposito, ascoltate qui, ndr), ma questo secondo me spicca per un paio di motivi. Sento che i brani sono più in linea con ciò a cui penso e che mi importa davvero. Non ci sono parole superflue e usate soltanto per riempire i vuoti, per fare rima o suonare bene. In particolare, le canzoni Visions e El Invento sono specialmente importanti per me perché affrontano questioni umane ed esistenziali. Sono contento anche del mix di stili che ho utilizzato, di come suona il disco nel suo insieme, con brani più leggeri come Lilla G e Swing e altri più solenni come The Void e Line on Fire.
In questo disco è presente anche il tuo primo brano cantato in spagnolo. Perché non avevi mai utilizzato prima questa lingua? Pensi che scrivere in spagnolo influenzi l’atmosfera della tua musica?
In realtà avevo già provato a scrivere sia in spagnolo che in svedese per i miei album precedenti, ma mi ero bloccato ed ero di nuovo passato all’inglese. Quando ero giovane scrivevo in inglese come tutti i miei amici e con il tempo mi ci sono abituato, anche se non è la mia prima lingua. In realtà mi sentivo strano a scrivere nelle mie due lingue d’origine, perché mi sembravano troppo dirette. Ora che sono più grande, credo che sia una ragione stupida. Cantare El Invento e Tjomme durante i miei live è stato bellissimo e mi sembra che aggiungano molto allo show, soprattutto in America Latina, Spagna e nei paesi nordici.
In “Local Valley” è presente anche una cover dei Junip, la tua precedente band. Ti piacerebbe tornare a far parte di un gruppo?
Line on Fire è una delle mie canzoni preferite tra quelle che ho scritto e mi piace suonarla nei miei set solisti. Ma il progetto Junip è congelato, anzi, ibernato. Sono soddisfatto dei due dischi che abbiamo registrato, ma va anche bene lasciare che sia andata così.
Le canzoni El Invento e Swing hanno dato vita a due EP di remix. Come ti è venuta questa idea? Pensi che nei tuoi prossimi album continuerai a contaminare la tua musica con suoni diversi o si tratta di episodi isolati?
Quasi per ogni singolo facciamo un remix. Questa volta abbiamo pensato che sarebbe stato divertente produrre dei remake non convenzionali. Mi piace molto come le canzoni prendano forme diverse quando dei grandi musicisti rimettono mano. Mi sono divertito a realizzare la versione corale di El Invento e la versione super energica di Swing, nonostante ciò nei miei album cerco di mantenere il focus sulla chitarra e su uno stile folk tradizionale.
A maggio hai ricevuto il Grammy svedese come miglior cantautore dell’anno. Come ti senti a riguardo? Se dovessi darlo a un altro cantautore, chi sceglieresti?
È stato grandioso, è sempre bello quando ottieni un riconoscimento per un duro lavoro. È stato difficile trovare il tempo mentre stavo per diventare padre e mentre cercavo di dare modo alla mia fidanzata di seguire la sua carriera. Darei il Grammy alla band Dina Ögon.
Stasera suoni a Rimini, una città che rappresenta la tipica estate italiana: sole, spiaggia, mare, feste e radio che suonano in continuazione le stesse hit estive. Ci consigli tre canzoni antidoto ai tormentoni?
Oritse Femi – Ongba Larami
Dina Ögon – Sol
Rosalía – Te Venero


