Pianoforte e voce, languidamente sdraiati su un tappeto di morbide percussioni e discrete corde: Howe Gelb accarezza i suoni e sussurra parole nel suo ultimo album “Future Standards”. Il leader dei Giant Sand in versione solitaria soffia un familiare vento di poesia nelle nostre orecchie, purificandole da ogni eccesso e tornando e ritornando alle pure basi. A volte intreccia la voce a quella di Lonna Kelley, come in “Terribly So”, “A Book You’ve Read” o “Ownin’it”, altre volte lascia più spazio alle dita per viaggiare tra i tasti, come in “Irresponsible Lovers”.

Un album dal brumoso e malinconico continuum che ogni tanto viene spezzato da tocchi rythm di “Relevant” o dalle leggermente più sostenute “Clear” e “Impossible Thing”. Ma il costrutto di base, amplificato e reso più intimo nelle sue ultime tracce, è inciso nello struggimento di “The Shiver Revisited”, nella sofferenza emotiva di “Mad Man at Large” o delle ovattate “May You Never Fall in Love” e “Sweet Confusion”, così come della conclusiva e riverberante “Mad Man at Home”.

I 12 brani che compongono l’album provengono dallo stesso stampo blues, da sotto lo stesso cappello calato sugli occhi, dalla stessa sala scura e fumosa piena di clienti silenziosi e pensosi. La vocalità sensuale e roca di Gelb è il centro attorno a cui ruota il disco (se non la sua intera produzione solistica): un marchio di fabbrica che il cantautore non disdegna di usare e riproporre senza trasformazioni, senza mai scavallare il confine del conosciuto. E se da un lato questo garantisce un prodotto qualitativo e riconoscibile, dall’altro rischia di appiattire il disco, renderlo un gatto appisolato e acquattato nel suo cesto di vimini. Niente rincorsa al gomitolo lontano, ma fusa sul comodo cuscino quotidiano. Un piacevole e rasserenante sottofondo.

Howe è, e lo canta, “In cerca di un’eterna primavera” e sa che “non si trova in un sorso ma in un sorriso innocente”, fresco e puro: eppure, tiene il bicchiere colmo di certezze saldamente in mano, lo riempie del suo distillato tradizionalmente meglio riuscito. Rassicurante ma, consapevolmente, sul filo del rasoio dell’indolenza.

Giulia Zanichelli