I Finister sono una band fiorentina, ma dal cuore europeo, prettamente anglosassone. “Please, Take Your Time.” è il secondo album sulla lunga distanza (ben tre anni separano questo lavoro dall’esordio “Suburbs of Mind”), tempo speso dai toscani per viaggiare, conoscere meglio l’aspetto live (varie e di livello le aperture: dai Kooks ai Prodigy, da Manu Chao ai Motorhead) e soprattutto per imbastire un proficuo rapporto di lavoro con Mr. Howie B, producer di livello mondiale nato dal fertile ambiente trip hop della Gran Bretagna degli anni Novanta.

La musica del quartetto è un pregevole crossover fra l’elemento elettronico e il rock classico britannico, con tanto amore per il delay di The Edge e le melodie vocali di Bono, come per la scrittura meticcia ma dall’animo british degli Arctic Monkeys anni Dieci.

Il disco si apre con Lighter: un’intro elettronica che sfocia in una perfetta ballad rock dal ballabile groove moderno. Bella poi la differenza fra strofa e ritornello che lascia mente e corpo liberi di vagare in ambienti quasi clashiani. L’atmosfera dark e soffusa di A Free Bug (da manuale il finale elettrico con la chitarra protagonista) lascia poi spazio alla formula standard basso, batteria, wha wha e melodia pop di I Know that I Can Be with You: tanto basta per fare una bella canzone.

Pan Tribal è un’orgia electro contemporanea, nonché la traccia sicuramente più sperimentale del lotto, My Deepest Faces pop rock alla “Achtung Baby” (U2 docet), Vapor soul del terzo millennio fra dolcezze celestiali ed enormi spazi onirici. I Can See You è visuale, sembra di svegliarsi ancora al buio in una metropoli dal cuore sintetico, mentre il finale dal suono multietnico di Skyscrapers abbraccia per baciarti poi durante il perfetto ritornello melodico. “Please, Take Your Time.” è una riconferma che fa ben sperare per il futuro dei Finister.

Andrea Manenti