doves new album

I britannici Doves sono tornati con il loro quinto album, “The Universal Want”. La band, in bilico tra underground  e mainstream, è riuscita a conquistare per ben due volte la vetta della classifica britannica dei dischi. Anche con questo ultimo lavoro, riesce nell’impresa grazie a una sintesi di suoni british.

Un insieme di pezzi non banali, dal classico brit-pop di For Tomorrow, in cui gli Oasis incontrano la tecnica stilistica del prog unita alla voce roca e potente di Jim Goodwin, a Carousel, il brano radiofonico per eccellenza, dove basso e chitarra fondano il pilastro del suono, e che fa da entrèe alla variabile dell’album.

I Will Not Hide è una ballata folk moderna: qui il brit-pop più evoluto viene ringiovanito nel finale con una spruzzata di post-grunge. Un suono pop-rock, semplice ed efficace, caratterizza invece Broken Eyes, con un richiamo agli Smiths nel finale. Il suono elettronico, la chitarra/clavicembalo, la batteria alla Steward Copeland, il coro angelico e la voce pastorale, sono fusi insieme nella “coldplayana” Cathedarl Of The Mind.

Corre libero il suono della chitarra in Prisoners, tra la bella linea di basso, la batteria dritta e un sound “cupamente allegro”, come il nuovo Noel Gallagher. In Cycle Of Heart la chitarra è di nuovo protagonista, il riff abbraccia la batteria scontrosa e irregolare come il battito del cuore.

Suoni pop, distorsioni anni ’70, una struttura ritmica energica e un basso in primo piano si fondono in Mother Silverlake, il pezzo che identifica lo stile e il sound della band. Infine, in Forest House, la chitarra semiacustica e una selva di suoni affondano nella nebbia la voce di Goodwin, che ci trasporta con lui nella foresta.

Un disco da ascoltare per i suoi suoni confortevoli ma ricercati, che vola tra indie e pop. Un comfort-album familiare, in cui però è possibile trovare qualche novità.

Nicandro Crolla