«Non è che voglio fare il poliziotto, però mi piacerebbe sapere chi siete, da dove venite…».
«A’ Tony! Invece de dì cazzate, perché non ce canti ‘na canzone?».
«Sì, adesso secondo te mi metto a cantare?».
«E dai Tony, famo…com’è quella? Cuore matto! Dai, te faccio l’accompagnamento del basso. Te lo faccio io Tony, me canti? Daje, va!».

Mai introduzione fu più trash e contemporaneamente più filologicamente esatta. I Cuore Matto, trio da Montebelluna (Treviso), prendono il rock’n’roll (e quale esempio migliore del Little Tony nazionale si poteva prendere a proposito?) e lo maciullano in un mix di suoni brutto, sporco e cattivo, ma soprattutto veloce, molto molto veloce. Come novelli Lemmy Kilmister, questi adorabili veneti rileggono il passato iniettandogli forza e distorsione. Il risultato, manco a dirlo, è una bomba.

Una catarsi lirica per uscire vivi da una triste relazione amorosa è il concept dell’album che si dipana fra nove meravigliose composiziosi dal suono supersonico. Due cose belle è puro stoner, Non mi vuoi? Non mi avrai! mescola Mojomatics e Supersuckers in un fast blues energico e marcio, in cui la vera protagonista è un’armonica impazzita. (Lei adora le) rockstar locali ricorda proprio gli immortali Motorhead, mentre Dobbiamo parlare è una perla garage beat che trasporta i sixties in un futuro appassionante e soprattutto rumoroso.

Ex (te li becchi!) ed Asincronicità sono hardcore punk muscoloso, non lontanissimo da certe soluzioni trovate recentemente dai Discomostro; Moi Lolita una filastrocca dal vertiginoso wall of sound elettrico; Chi-Odi è un rock’n’roll cattivissimo. Il finale è affidato al blues fangoso per voce, chitarra elettrica e armonica di Ex pt. 2. Come detto, una bomba.

Andrea Manenti